L'annuncio, previsto per oggi, della proroga della mostra «Cento capolavori», in corso a palazzo Martinengo, dimostra che il risultato dell'esposizione è soddisfacente, migliore del previsto, carico di soddisfazioni per chi l'ha organizzata, denso di insegnamenti per città e provincia. Davide Dotti, il giovane critico d'arte che ha proposto il progetto accettato dalla Amministrazione provinciale e, da solo, lo ha realizzato andando casa per casa nelle famiglie bresciane note per il collezionismo, scovando decine di inediti fra cui alcuni dei grandi maestri del Cinquecento bresciano, come Ceruti, mettendo insieme un comitato scientifico di livello internazionale, snocciola i dati e le sensazioni. Quindicimila paganti ad oggi, senza budget di promozione, una affluenza pari alle media delle grandi mostre nazionali, una rassegna critica di alto livello, la iniziativa elencata fra quelle di maggiore qualità e interesse nel panorama della penisola, un costo modesto e che, se la tendenza dei visitatori verrà mantenuta, alla fine chiuderà con un pareggio e cioè a costo zero per l'ente pubblico. E poi il nome di Brescia che torna nei circuiti alti dei visitatori di mostre e soprattutto il valore scientifico dell'esposizione. Che non sta tanto o solo nei capolavori messi in vetrina,ma nelle trentaquattro opere inedite ( un terzo del totale), e quasi tutte preziosissime a cominciare da quel Vecchio con corona del rosario di Ceruti o Sansone e Dalila di Andrea Celesti, pittore di spicco della Brescia barocca. Per non parlare della ripulita tela I portaroli, invisibile dal 1953, o il Ritratto della contessa Sacchetti di Crespi che da ottant'anni aveva fatto perdere le sue tracce. Le citazioni servono per sottolineare, come conferma Dotti, che il collezionismo bresciano, di cui non esiste una traccia di catalogo, di censimento, di segnalazione, è una miniera inesplorata, una ricchezza culturale meritevole di molto lavoro, di lungo scandaglio, di grandi attenzioni pubbliche. Dotti ha catalogato, prima di selezionarne cento, oltre mille tele nelle collezioni che è riuscito a vedere in un anno di ricerche. Ed è qui il punto di caduta. Cosa succederà a mostra chiusa. Palazzo Martinengo è una sede un poco difficoltosa per le mostre, tornerà nell'oblio. I rapporti tra Comune, musei e Provincia sono inesistenti. La Provincia poi a giugno chiude i battenti. La Loggia non si è per nulla interessata dell'esposizione, anche se la mostra è la sola in città per il 2014.La città, intorno alla mostra ed ai temi che sollecita, non ha organizzato un solo dibattito pubblico, né un confronto fra le commissioni consiliari, o i livelli istituzionali. La mostra rischia di essere una meteora, l'ennesima pagina delle occasioni perdute per le quali la città porta qualche primato. Per le collezioni disperse o per quelle non sollecitate ad una donazione. Grazie alla proroga ci sarà, per fortuna, ancora qualche settimana di tempo, e qualcuno se ne potrebbe occupare. Almeno tentare, per non cumulare altri rimorsi.
Brescia. Cento capolavori e una lezione
La mostra Cento capolavori a palazzo Martinengo è stata un successo, con un affluenza pari alle media delle grandi mostre nazionali e un costo modesto. Il progetto è stato realizzato da Davide Dotti, un giovane critico d'arte, che ha scovato decine di inediti tra cui opere di grandi maestri del Cinquecento bresciano. La mostra ha ricevuto una rassegna critica di alto livello e ha elencato Brescia tra le città con le mostre di maggiore qualità e interesse nel panorama della penisola. La mostra è stata organizzata senza budget di promozione e ha generato entrate per l'ente pubblico.
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