Un nuovo documento mette in evidenza altri «mali» del monumento PAVIA Degrado sì oppure no? Per il ministero dei Beni culturali la Certosa di Pavia è in buono stato. Per il comitato di tutela e valorizzazione del bene non lo è. E ora, a far discutere nuovamente, c'è un documento, presentato venerdì, che mette in luce le «patologie di degrado» più evidenti del monumento, mai dette prima in questi termini: le coperture di quasi tutti i fabbricati sono malmesse; da lì si è infiltrata acqua che ha rovinato serramenti, decori interni, affreschi di alcune cappelle della chiesa, delle navate e dell'abside, oggi attraversato da una grossa crepa; da terra risale umidità che ha intaccato i basamenti delle colonne della chiesa, intonaco e decorazioni di molti fabbricati. A redigere a titolo gratuito il documento, un gruppo di tecnici incaricati dal comitato: gli architetti Guido Levi e Elisa Tansini dello studio Centini Levi di Milano, l'ingegnere Carlo Bottigelli, collaboratore del laboratorio di qualità urbana e sicurezza del Politecnico, e tre ingegneri dello studio General Planning, Giovanni Bonini, Luigi Zinco e Paolo Rossanigo. «Non è uno studio scientifico spiega Levi. Abbiamo potuto vedere solo le parti della Certosa visitabili dai turisti. Si tratta di un contributo utile a sensibilizzare enti competenti e opinione pubblica». E che, nei prossimi giorni, l'avvocato Franco Maurici, anima del comitato e membro di Italia Nostra, porterà in Procura. I tetti, dunque, di quasi tutti i fabbricati: «Sono troppo carichi di coppi dice Bonini . Negli anni è stata fatta una manutenzione errata: invece di sostituire quelli rotti ne sono stati sovrapposti di nuovi fino a formare quattro o sei strati. Così il peso è eccessivo e si rischiano cedimenti». L'umidità: «Potrebbe essere causata dall'innalzamento della falda freatica, oppure da un allagamento sbagliato dei campi intorno. Sarebbe urgente capire il motivo per arginare il problema e magari pensare a un sistema di ventilazione diurna». E poi: crepe nei pavimenti e malta che si stacca dai muri esterni del monumento. Sui costi degli interventi necessari i tecnici non dicono nulla: «Non siamo in grado di quantificarlo. Piuttosto, la cifra di cui si parlato, 30 milioni, non sta in piedi perché il progetto non spiegava le voci in dettaglio». Una parte del bene si salva: «Il palazzo ducale, che ospita il museo, è un esempio di restauro centrato. Ci vorrebbero la stessa attenzione e un progetto complessivo, non più interventi spot. Altrimenti non ci vuole tanto a fare la fine di Pompei». Nessun motivo di allarme secondo Alberto Artioli, soprintendente ai Beni architettonici: «Ben venga qualsiasi collaborazione, ma i problemi della Certosa non sono catastrofici. Non c'è un progetto complessivo perché invecchia subito. Appena dal ministero arrivano i soldi, li utilizziamo per le urgenze». A giugno partiranno i lavori ai tetti di alcuni fabbricati, poi saranno sistemati bagni, serramenti delle celle e una parte del muro di cinta.