«Non abbiamo promesso miracoli e ora è sbagliato esagerare tanto i successi quanto i disagi. Ma da questo dramma alla fine usciremo più forti». Così il presidente della Regione Vasco Errani, che ieri ha fatto il bilancio della ricostruzione a due anni dal terremoto che sconvolse l'Emilia. Sono tanti i bilanci possibili a due anni dal terremoto che ha sventrato l'Emilia, in quel maggio 2012 scolpito nel ricordo di chi un attimo ha perso casa, lavoro, affetti. C'è un bilancio economico, degli interventi fatti e di quelli ancora da compiere, che è quello presentato ieri dal presidente della Regione Vasco Errani. In estrema sintesi: oltre 4 miliardi di euro destinati all'emergenza (un miliardo da ottenere nei prossimi mesi); 7 famiglie su dieci tornate a casa; 215 lavoratori in cassa integrazione rispetto ai 40 mila iniziali. È lo stesso governatore, però, a riconoscere che un altro bilancio, forse impossibile da quantificare, è quello «psicologico e sociale» di chi non dimenticherà mai quello che è successo. È una premessa che serve ad Errani per difendere il lavoro svolto fin qui e rispondere alle critiche dei terremotati alle prese con un calvario quotidiano: la vita dura nei map, i moduli abitativi provvisori, le bollette alle stelle negli stessi fabbricati (dove tutti i consumi funzionano con l'energia elettrica), una fiscalità agevolata che non è mai arrivata e un'economia, anche a causa della crisi, inevitabilmente depressa. Errani risponde così: «Non abbiamo promesso e non promettiamo miracoli. Problemi da affrontare ce ne sono ancora, e li affronteremo fino all'ultimo giorno. Ma come non enfatizziamo i risultati positivi non enfatizziamo nemmeno i disagi. Ci siamo sempre posti in un atteggiamento di ascolto per i mille problemi che si sono presentati. Altra cosa, invece, è la tensione elettorale che si registra in questi giorni, di cui a me non interessa nulla». Riferimento neanche troppo velato al consigliere regionale Andrea Defranceschi (da poco sospeso dal M5S) che ha appoggiato la battaglia dei terremotati contro le bollette troppo costose dei container. Errani è convinto che l'Emilia ne uscirà più forte: «Il terremoto è stato una dramma dice il governatore Ma chi ha ricostruito lo ha fatto meglio che in passato, secondo i criteri più all'avanguardia. Quando tutto questo sarà finito ci troveremo con un tessuto economico più forte e competitivo». Vale anche nel pubblico: «Qualche sindaco prima del terremoto non sarebbe potuto intervenire, ad esempio, su un palazzetto dello sport, mentre ora ha quest'occasione. Mi dovete dare atto di non avare mai politicizzato il mio impegno dopo il terremoto. Ripartiremo tutti insieme, come comunità, senza distinzione di partito o formazione culturale». Errani si rivolge poi a chi vive nei map: «Chiunque di loro vorrà andarsene verrà accompagnato con il contributo di autonoma sistemazione o con l'inserimento in un altro appartamento». Più in generale, il governatore assicura: «Sarà il primo terremoto che costerà esattamente quanto previsto. I tempi della ricostruzione complessivamente non saranno più lunghi di altri terremoti, anzi più brevi. E oggi, rispetto alle necessità finanziarie ed economiche, manca un miliardo di euro». La prossima sfida è ottenere una fiscalità di vantaggio per le aree colpite: «Ci stiamo lavorando, non è semplice». Sullo sfondo, lo spettro delle infiltrazioni mafiose nella ricostruzione. In Emilia-Romagna sono solo 20 le imprese lasciate fuori dalla white list, l'elenco di imprenditori a prova di infiltrazioni. È il segnale che questa regione ha gli anticorpi o che il marcio sfugge ai controlli? «Le infiltrazioni sono un fenomeno diffuso riconosce Errani Abbiamo preferito andare meno veloci pur di approfondire i controlli». Infine sul monitoraggio nei pozzi del Cavone, dove le trivelle secondo gli studiosi della commissione Ichese potrebbero avere accelerato il sisma: «Stiamo compiendo i monitoraggi, un'attività unica al mondo, vi informeremo passo dopo passo».