San Benedetto Po: il Polirone simbolo del dopo-terremoto SAN BENEDETTO PO (Mantova) Martedì 29 maggio 2012: il sisma che, dopo la scossa nella notte del 20, torna a sconvolgere l'Emilia si prende anche una vistosa fetta del Mantovano. La città perde il cupolino di Santa Barbara e l'agibilità di tanti monumenti. Moglia, come se ci fosse passata la guerra. Quistello, divisa da una catena di crolli. San Benedetto, sgomenta davanti al disastro del «Complesso del Polirone». Una città inglobata dentro un fiero paese di 7.700 abitanti, comprendente un monastero e due chiese. Uno sterminato forziere di chiostri, cortili, scaloni, corridoi, sacrestie, appartamenti, oratori, sale del Capitolo, logge, la biblioteca, lo «scriptorium», la farmacia, l'orto officinale e quello del Priore, l'ospedale, il refettorio, le cantine. Unico in Lombardia, San Benedetto è infatti inserito fra i «Gioielli d'Italia». A due anni da quella mattina il pensiero dominante è ancora incollato alle ferite che hanno drammaticamente colpito il maestoso Compless0: «Al nostro Comune afferma il sindaco è come se gli avessi tolto il cervello». Veterinario di professione, Marco Giavazzi è diventato, in due anni, più esperto di un ingegnere e di un restauratore: «E intanto toccavo con mano che noi, di San Benedetto, siamo legati al Complesso come se fossimo parte di tutto ciò che rappresenta questo mastodontico scrigno contenente mille anni di storia scritta con le pietre, i mattoni, i mosaici, i ferri, il lavoro e la vita dei monaci benedettini. Sono loro che ci hanno insegnato il vivere civile arginando i fiumi, miniando codici, accogliendo artisti come il Correggio e Giulio Romano, mistici visionari come il beato Simeone, pontefici come Gregorio VII; fino alla Grancontessa Matilde, che aveva lasciato Canossa per venire a morire ed essere seppellita nel nostro prezioso e antico oratorio di santa Maria». Per amor di storia, va precisato che, pur avendo lei stessa donato ai monaci il meraviglioso Complesso, essendo femmina era obbligata a uscirne dopo il tramonto, rassegnandosi cristianamente a morire in una palazzina oltre le sue mura, fra le galline e le capre. Per il sindaco Giavazzi sono stati due anni di esperienza in storie che si ripetono: denaro stanziato e non ancora arrivato. Forsennate rincorse per ottenere fondi dalla Comunità Europea. Allucinanti blocchi burocratici. Implacabili interferenze politiche. Ignoranti trascuratezze. Scandalose insensibilità. «Avevo fatto una scelta. Mettere in sicurezza gli edifici pubblici e ridare agibilità alle scuole e alla caserma dei Carabinieri. Il Municipio può attendere, staremo in un container fino a quando non sarà del tutto fruibile l'intero Complesso. Siamo riusciti a fare moltissimo. Ma se avessimo ricevuto il denaro che ci spetta, avremmo già fatto tutto. Sono contento a metà, e per l'altra metà furibondo: sfinito dalle insistenze, avvilito da promesse non mantenute. E intanto, ai turisti che mi hanno mandato migliaia di contributi via sms (finora mai consegnati) che cosa dico mentre gli impedisco di entrare nel Refettorio dei monaci per ammirare l'Ultima Cena del Correggio? E agli studenti, agli studiosi, agli stranieri che vogliono visitare il Museo Civico Polironiano, che cosa gli spiego?» Delle tre tranches da 19 milioni ciascuna stanziati e approvati, non è arrivata neppure la prima . «Siamo arrivati fin dove abbiamo potuto con i fondi Europei». Il Museo è visitabile e vivo. I laboratori funzionano. Albino Menegozzo, parroco della Basilica, dice messa in una cappella e costringe i visitatori a raggiungere l'Oratorio e il Deambulatorio attraverso un lungo e accidentato percorso : «Niente, a confronto con la burocrazia. Mi servono, in tutto, un milione e mezzo di euro. Ne ho già spesi un terzo. Per ottenere i fondi della Comunità Europea, devo presentare entro maggio le fatture di quanto è già stato fatto. Ho lanciato una sottoscrizione e chiesto un prestito alla Regione per raccoglierne 200 mila. Speriamo».
San Benedetto Po (MN). Due anni di battaglia per rinascere
Il sisma del 20 maggio 2010 ha colpito San Benedetto Po, una città del Mantovano, causando danni significativi al Complesso del Polirone, un mastodontico complesso storico che include un monastero, due chiese e molti altri edifici. Il sindaco, Marco Giavazzi, ha spiegato che il Comune ha ottenuto fondi dalla Comunità Europea, ma che la burocrazia e le interferenze politiche hanno rallentato i lavori di restauro. Il sindaco è furioso per non aver ricevuto i fondi promessi e per le promesse non mantenute. Ha spiegato che il Comune ha fatto molto con i fondi disponibili, ma che il restauro del Complesso è ancora lontano dall'essere completato.
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