«Nel nostro mestiere non capita mai di dire queste parole, ma oggi si tratta di una circostanza unica: spero che ci copino». Ferruccio Ferragamo, presidente dell'azienda fondata da suo padre Salvatore, sorrideva lunedì scorso sotto lo sguardo benevolo della Madonna botticelliana dell'Annunciazione, nell'ex Chiesa di San Pier Scheraggio agli Uffizi. Sorrideva perché per una volta non si parlava di copiare le borse o le scarpe di casa Ferragamo ma di copiare la scelta della famiglia: fare un regalo agli Uffizi. Nella speranza che altri grandi aziende facciano lo stesso. Una «elargizione liberale», per usare termini burocratici, e non una sponsorizzazione, proprio per lasciare completa libertà e nessun vincolo agli amministratori del museo: 600.000 euro che serviranno per ristrutturare e modernizzare otto sale del museo, attualmente chiuse, nell'ala che più delle altre venne danneggiata dalla bomba di via dei Georgofili, vent'anni fa. Si lavorerà di notte e al lunedì (giorno di chiusura) per evitare di chiudere il museo durante la ristrutturazione. Nel 2015 le otto sale saranno riaperte al pubblico con condizionatori, deumidificatori, telecamere, sensori, barriere a raggi infrarossi: tutto nuovo, tutto grazie alla famiglia Ferragamo. Che, ha spiegato Ferruccio, ha «semplicemente cercato di restituire qualcosa a questa città unica, che ha accolto nostro padre tanti anni fa, e che ci riempie d'orgoglio ogni volta che andiamo all'estero. Gli stranieri, quando si dice Italia spalancano gli occhi, ma quando si dice Firenze restano a bocca aperta». Ecco così che capolavori di Filippino Lippi e di Perugino, Ghirlandaio e Baldovinetti, Cosimo Rosselli e Jacopo del Sellaio, Lorenzo di Credi e Luca Signorelli un terzo delle quali provenienti dai depositi del museo avranno una casa tutta nuova, più sicura e rispettosa delle necessità della loro conservazione. Il sovrintendente Cristina Acidini ha spiegato che «la pubblicizzazione del contributo sarà a nostra discrezione». E l'aiuto della Salvatore Ferragamo sarà ricordato con una targhetta, come quelle di altri amici internazionali degli Uffizi. Proprio il fondatore a Firenze si stabilì nel 1927 di ritorno dagli Usa, anche se fece sempre la spola con gli Stati Uniti dove aveva tra le sue clienti dive di Hollywood come Greta Garbo, Audrey Hepburn, Marilyn Monroe, Sophia Loren. E undici anni dopo comprò Palazzo Spini Feroni, gioiello del 1200 che ancora oggi è la sede del gruppo direttore creativo Massimiliano Giornetti e dove c'è il museo storico del marchio. «Per me è una grande emozione essere agli Uffizi con la possibilità di dare un contributo, o meglio un ringraziamento ha continuato Ferruccio . Dare agli Uffizi le tecnologie necessarie a portare a completa fruibilità il loro patrimonio unico al mondo è semplicemente il nostro modo di dire grazie a Firenze per tutto quello che ha fatto per nostro padre, e per noi». Dove per «noi» si intendono i figli del «calzolaio magico» che arrivò negli Stati Uniti con dieci dollari in tasca (come ricorda sempre la sua vedova Wanda, 92 anni portati con nonchalance ) e il sogno di calzare i piedi delle dive della nuova tecnologia di quei giorni che continua a farci sognare anche nel terzo millennio: il cinema .