IVREA Non poteva che partire da qui, dalla mitica Officina H degli stabilimenti Olivetti, la nuova strategia del Fai (Fondo ambiente italiano): una proposta per dare un contributo all'uscita dalla crisi. La materia prima la abbiamo sotto i piedi: la nostra Italia, la potenzialità dei suoi territori, le mille identità. La scommessa del Fai è mettere tutto ciò in un circuito virtuoso, «un'integrazione tra paesaggio e cultura, tradizione e innovazione, industria e turismo». È impegnativo il titolo del 18 convegno nazionale che ha ieri portato ad Ivrea centinaia di delegati e volontari: «Quale rinascita?». Ma come ha ricordato l'economista Marco Vitale «senza un'utopia non si va da nessuna parte». E se quest'utopia, come la definiva Adriano Olivetti, «è un'utopia concreta», allora il gioco si fa interessante. C'è molto di simbolico nella scelta del Fai di venire a Ivrea. L'Officina H è una delle anime della «fabbrica in mattoni rossi», culla di quella cultura olivettiana che «puntava al coinvolgimento della società»: una fabbrica vista «non solo come produttrice di beni, ma anche di bene». Simbolica è pure la scelta del Canavese, dove sorge il Castello di Masino, da 25 anni di proprietà del Fai, che l'ha restaurato e riaperto al pubblico, «coagulando la comunità» come ha ricordato il presidente Andrea Carandini. Una sfida. Ma se ci crede, e ancora si batte, una signora di 90 anni come Giulia Maria Mozzoni Crespi, tra le fondatrici del Fai, di cui è presidente onorario, vale la pena provarci. «Il Canavese deve diventare un modello per l'Italia» ha affermato, dopo aver ricordato l'insistenza con la quale Marella Agnelli la convinse anni fa a rimettere in sesto il Castello di Masino. Da qui riparte il Fai. Piero Fassino, sindaco di Torino, lancia la proposta di «un grande patto per la cultura». Il ministro Franceschini assicura l'impegno del governo «per agevolazioni fiscali che stimolino investimenti privati». Senza gioco di squadra non si otterrà nulla.