EGLI elenca le lungaggini che si frappongono tra tali ventilate intenzioni e la loro pratica attuazione dichiarando che tale processo richiederà almeno tre anni prima di potersi ritenere compiuto. Egli ha perfettamente ragione, in sede di analisi: quelli sono i tempi, forse anche ottimisticamente intesi, cioè salvo incidenti. Ma la questione già non è più la "questione Bagnoli", cioè un riassetto funzionale delle cubature, magari compromettendo in parte gli spazi verdi, reinserendo il porticciolo e tollerando, in qualche forma da definire, la ricostruzione in sito di Città della Scienza. La questione è e dovrà essere il ripensamento di tutto quanto si è finora elaborato su Bagnoli e sull'area che ne porta il nome, e della quale fanno parte, per evidente contiguità geografica, sia il litorale puteolano, subito dopo La Pietra, sia Nisida, assurdamente esclusa dalla recente pianificazione, sia ciò che s'intende immaginare nell'immediato retroterra della costa, comprese le poche realizzazioni compiute nell'area della Stu. In altre parole, affrontare oggi nuovamente la tematica di Bagnoli, a valle di un piano decotto prima ancora di essere attuato, non può voler dire ignorare che nel frattempo altre visioni territoriali si vengono prepotentemente affacciando all'orizzonte, determinate anche dal riassetto amministrativo prossimo venturo e soprattutto dalle funzioni regolatrici che svolgerà il nuovo organismo amministrativo della città metropolitana. Perché, a distanza di vent'anni dall'inizio dei lavori di programmazione urbanistica da parte degli Uffici comunali di Napoli, la realtà stessa di riferimento è mutata o viene rapidamente mutando, imponendo una visione territoriale di assai più ampio respiro, che tenga conto non più dei confini amministrativi di piccola scala, ma delle previsioni di sviluppo e di possibile correlazione funzionale tra aree contigue aventi riferimenti amministrativi diversi. La stessa vicinanza ai grandiosi resti archeologici dei Campi Flegrei, la presenza di eccezionali testimonianze naturalistiche e della loro possibile valorizzazione, la necessità di spingere la riqualificazione costiera promuovendo una progressiva delocalizzazione funzionale verso l'interno, sono tutti motivi che dovranno essere fatti valere anche nell'immaginare, e conseguentemente prevedere, qualità e natura dell'insediamento in quella zona periferica di Napoli. Ecco perché ritengo che il semplice rinvio del problema all'interno degli uffici di pianificazione comunale, per quanto essi possano essere dotati di competenze, si rivelerebbe se non accompagnato da un adeguato ampliamento della discussione e della partecipazione una mera operazione tecnico amministrativa, che a questo punto finirebbe per servire più gl'interessi di chi ha disertato le gare promosse dalla Stu, che non il più generale interesse di un assetto di vasto respiro.