Saccheggiato. Trascurato. Danneggiato dal tempo e dall'incuria: una situazione ulteriormente aggravata dalla recessione che ha inevitabilmente dilapidato i beni in cassa destinati alla manutenzione. E allora: le cascine medicee di Poggio a Caiano ridotte a discarica. II castello di Frinco, in Piemonte, con le sue mura cinquecentesche venute giù sulla piazza del paese come fossero farina. O la Reggia borbonica di Carditello, salvata in extremis, ma solo dopo che incuria e ladri avevano portato via tutto, saccheggiando persino il cotto dei pavimenti del terrazzo. Il tutto mentre lo Stato ha già accumulato un debito da 150 milioni di euro. E il grido d'allarme lanciato alla XXXVII Assemblea dell'Adsi-Associazione Dimore Storiche Italiane, dedicata a "Il ruolo dei beni culturali nell'attuale sistema giuridico ed economico italiano". «Oggi ha esordito il presidente Moroello Diaz della Vittoria Pallavicini siamo di fronte a una crisi generale, economica, ma anche di sistema ed etico-culturale. L'aggravamento del carico fiscale sul patrimonio immobiliare dal 2012, particolarmente incisivo per i beni culturali», e alcune norme introdotte (dal carico dell'Iva all'Imu, la riforma del catasto e la tassa sui rifiuti da pagare a metro quadro), «stanno rendendo sempre più difficile mantenimento e valorizzazione» dei beni di proprietà dei privati. E come contropartita a «oltre 10 pagine di obblighi, oneri, vincoli e conseguenze amministrative e penali per chi effettua lavori di manutenzione» è arrivata «la sospensione dal 2012 al 2015 del fondo di finanziamento previsto dal Codice dei Beni Culturali» e un debito del Ministero dei Beni culturali di «oltre 150 milioni di euro. Una situazione che comporterà a stretto giro l'inevitabile declino del patrimonio culturale privato, destinato a un futuro di abbandono e graduale deturpamento». Un quadro drammatico, confermato e rilanciato dal vicepresidente dell'Adsi, Nicola de Renzis Sonnino, che ha incalzato dicendo: «La paura è che se non si corre al riparo presto i proprietari non faranno più nulla per questi beni». Dunque, a rischio c'è un patrimonio artistico-culturale di inestimabile valore, ma del quale, paradossalmente, non si conosce nemmeno bene l'entità, né della quantità delle dimore vincolate dallo Stato (5 mila sono solo gli iscritti all'Adsi), né, di conseguenza, della portata di eventuali riforme fiscali ad hoc con cui intervenire. Laddove intervenire è la parola chiave: chi dovrebbe farlo? Sicuramente qualcuno...