ROMA. Giuliano Urbani, che ieri mattina ha avuto un incontro con il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Palazzo Grazioli, ha salutato dirìgenti e dipendenti del ministero dei Beni culturali del quale è stato alla guida a partire dal giugno del 2001. Il ministro che resterà in carica fino all'arrivo del nuovo responsabile, ha sottolineato il lavoro svolto in questi 4 anni: «Merito della stabilità - ha detto -che consente di raggiungere gli obiettivi». Tra questi, Urbani ha ricordato: il Codice dei Beni culturali, la Riforma del ministero, la Legge sul cinema ed ha ricordato che in questi giorni stanno partendo una grande serie di restauri grazie ai fondi Arcus che, per dimensioni, sono sempre più vicini a quelli derivanti dall'8 per mille. «Un tempo eravamo orgogliosi per le vestigia del nostro paese - ha aggiunto Urbani - ora lo siamo anche per il riconoscimento che il mondo, a partire dall'Unesco, ci ha assegnato nel settore della tutela». Con i suoi 1410 giorni di governo è stato il ministro dei Beni Culturali più «longevo» della storia della Repubblica. Ma i quasi quattro anni del politologo Giuliano Urbani alla guida del dicastero della cultura e dello sport si ricorderanno anche per i molti e spesso contestati procedimenti: dal Codice per i beni culturali alla legge per il Cinema, dalla riforma del suo ministero a quella del Coni, solo per citarne alcuni. Senza dimenticare i passaggi più dibattuti, come la polemica per la Patrimonio spa, che fece definitivamente saltare, nel giugno 2002, il burrascoso rapporto con il sottosegretario Sgarbi.