CHIUSE LE INDAGINI A CARICO DEL SINDACO DI SALERNO E DI ALTRE 30 PERSONE: DECINE I CAPI D'IMPUTAZIONE Salerno. È lei Sallustro? Abita a in via ? Ha due figli? Se ci tiene non venga più a Salerno". Clic. E di cosa si era impicciato il signor Corrado Sallustro, 67 anni, residente all'indirizzo di un paese in provincia di Ferrara che il chiamante cita alla perfezione, per ricevere nel giugno 2010 questa inquietante telefonata che pare presa dalla sceneggiatura di un film di mafia? L'imprenditore titolare della Cogefer aveva presentato un'offerta per l'assegnazione dei diritti edificatori dell'area dove si sta realizzando il Crescent, il palazzone di cemento sul lungomare di Santa Teresa. Il Colosseo incompiuto di Vincenzo De Luca, il luogo dove il sindaco-padrone di Salerno vorrebbe far custodire le sue ceneri e dove da vivo rischia di vedere affossati i suoi sogni di carriera politica e un ipotetico quinto mandato da primo cittadino in quota Pd, se non dovesse andare in porto l'agognata candidatura a Governatore della Campania. L'offerta della ditta emiliana, secondo la ricostruzione dei pubblici ministeri Rocco Alfano e Guglielmo Valenti riportata a pagina 19 delle 22 pagine dell'avviso concluse indagini a carico di De Luca e altri 30 tra tecnici comunali, funzionari della Soprintendenza e politici locali, aveva infastidito la cordata locale capeggiata dalla Rcm Costruzioni di Aldo Rainone. Era l'unica loro concorrente. Sarebbe stato proprio Aldo Rainone, dicono i pm, a fare questa telefonata definita di "minaccia" ma catalogata come ipotesi di reato di tentata turbativa d'asta, perché intercorsa nel periodo tra l'aggiudicazione provvisoria e l'aggiudicazione definitiva della gara. Solo tentata turbativa, perché Sallustro parteciperà comunque alla gara e farà ricorso al Tar. Pare che siano i pericoli che deve mettere in conto chi vuole fare impresa a Salerno e provare a rompere i cartelli predominanti in città. Quel brodo di coltura che miscela spregiudicato affarismo , allentamento dei controlli e sfacciato trasversalismo politico, nel quale Vincenzo De Luca ha coltivato la sua fortuna politica di primo cittadino incontrastato e incontrastabile sin dal lontano 1993. Fino a dare il là al progetto di un palazzone di fronte al mare da far impallidire il ricordo di Punta Perotti a Bari. Talmente grosso che i pm che hanno ficcato il naso nel complesso iter urbanistico e amministrativo contestano l'inadeguatezza delle motivazioni dell'autorizzazione paesaggistica rilasciata dal Comune di Salerno e che la Soprintendenza ha 'dimenticato' di annullare: "Non viene descritto in modo dettagliato: l'edificio, anche mediante l'indicazione delle dimensioni (venendo in rilievo una struttura con una lunghezza di circa 260 metri, uno sviluppo lineare percepibile di circa 200 metri, una altezza fuori terra di circa 25, 80 metri e una cubatura di circa 73.000 metri cubi". Sono i numeri di un ecomostro, protestano Italia Nostra e il Comitato No Crescent, parti offese dell'avviso conclusa indagine. L'inchiesta è nata dai loro esposti. Una battaglia legale che si combatte su due versanti della giustizia, quello penale e quello amministrativo. La sentenza del Consiglio di Stato del 23 dicembre scorso era così astrusa che sia i costruttori che gli ambientalisti l'hanno interpretata come una loro vittoria. Quel che è certo è che il cantiere è fermo dal 20 novembre. E' il giorno in cui la Procura ha fatto apporre i sigilli del sequestro preventivo. I lavori li stava realizzando la Crescent srl, amministratore unico Eugenio Rainone, il figlio di Aldo, quello della telefonata.