«NON è solo un piacere e una grande emozione. È un atto dovuto alla città che ci ha dato tanto, fin da quando mio padre Salvatore vi si stabilì nel 1927 e si trovò in uno straordinario contesto di arte, cultura, artigianato. Basta pronunciare il nome di Firenze all'estero per capire cosa significhi». Lo dice Ferruccio Ferragamo, presidente della maison Salvatore Ferragamo che ha appena firmato un accordo con la soprintendenza per il polo museale fiorentino a favore degli Uffizi. Ferragamo investirà 600 mila euro per il rinnovo, in un anno, di otto sale del museo. Al secondo piano, nella Galleria storica, all'inizio del terzo corridoio. Si tratta delle sale che vanno dalla 25 alla 32. Prima ospitavano vari dipinti del '500 a partire da Michelangelo, che ora sono già sistemati altrove. Appena saranno finite di rinnovare tramite il contributo di Ferragamo, ospiteranno, in un allestimento curato da Daniela Parenti e tramite in laborioso trasloco sotto la regia dell'architetto Antonio Godoli, circa 50 opere del '400. I nomi sono quelli di Ghirlandaio, Baldovinetti, Cosimo Rosselli, Jacopo del Sellaio, Filippino Lippi, Piero di Cosimo che avrà uno studiolo tutto per sé, Perugino, Lorenzo di Credi e Luca Signorelli. Gli interventi di risistemazione vanno dai condizionatori e i deumidificatori ai sistemi di sicurezza (sensori, barriere a raggi infrarossi, telecamere), alla ristrutturazione dei pavimenti e dell'illuminazione, fino alle pareti da ridipingere di un verde che, racconta il direttore degli Uffizi Antonio Natali, è stato a lungo studiato dai dipinti di Paolo Uccello. La moda si sposa con l'arte e rende alla città ciò che la città le ha dato. E nel caso dei Ferragamo, presenti ala firma anche Giovanna, Fulvia e Leonardo, lo fa in modo inedito. Lo spiega la soprintendente al polo, Cristina Acidini, ringraziando la maison: «L'accordo sancisce la collaborazione di due eccellenze italiane e internazionali». L'intesa, spiega, è nata da un lungo percorso insieme in cui ha avuto un ruolo importante Stefania Ricci, curatrice del museo Ferragamo. Ne è scaturito un tipo di contributo inedito, sottolinea Acidini: «Niente a che vedere con il Colosseo. Questa non è una sponsorizzazione che stabilisce vantaggi di pubblicizzazione per lo sponsor. Ma un'erogazione liberale che dà diritto di diffusione della notizia solo a chi riceve. Se per assurdo avessimo voluto tacere, non se ne sarebbe saputo niente». Concordano Acidini, Natali, l'assessore alla cultura di Palazzo Vecchio, Sergio Givone: «È un buon segnale nel rapporto arteprivati ». Che tutti sperano incrementi. «In genere noi vogliamo che nessuno ci copi. In questo caso speriamo che ci copino in molti», dice Ferragamo. Perché in molti copino, è opinione comune, si dovrebbe accelerare la famosa e invocata norma italiana sugli sgravi fiscali per chi investe in cultura. Anche se Givone sostiene: «La legge non la conoscono in molti ma ci sarebbe. In Italia è più che altro una disabitudine culturale». Comunque questa volta è andata bene. Le stanze risistemate da Ferragamo spiega Acidini sono altro dal progetto Grandi Uffizi, ma vi si inseriscono: «Se da una parte si aprono nuove sale, tanto che siamo già cresciuti da 47 a 102, dall'altra deve cambiare anche la Galleria storica».