DA un'imminente collaborazione tra il museo archeologico di Pegli e quello di Bolzano, dove è custodito Oetzi, partirà uno studio internazionale sui reperti "gemelli", in cui un pool di scienziati europei scriverà una nuova pagina sull'età del rame. IL PREZIOSISSIMO reperto ligure era, come spesso accade, sotto gli occhi di tutti. Non era esposto, ma apparteneva silenzioso alle collezioni archeologiche del Comune. Si trovava da decenni nel laboratorio del museo archeologico di Chiavari e solo adesso, dopo il restauro che ha coinciso con lo studio del reperto si è fatta luce sulla clamorosa verità sul ritrovamento. «Gli esami con il Carbonio 14 hanno fugato ogni dubbio: si tratta di un manico di accetta, in legno di quercia, lungo 55 centimetri e realizzato tra il 3490 a. C. e il 3120 a. c. spiega Guido Rossi, conservatore del Museo archeologico di Pegli ovvero nel quarto millennio prima di Cristo, nel primo periodo dell'età del rame. La scoperta diventa ancora più eccezionale poiché un oggetto analogo è stato rinvenuto in una mano della mummia Oetzi e risale esattamente allo stesso periodo, tra il 3350 e il 3100 a. C.». Nel momento in cui si sviluppa la civiltà egizia, seicento anni prino. ma della costruzione della piramide di Cheope, illustra Guido Rossi, uomini simili, contemporaneamente, a tanti chilometri di distanza, costruivano ed utilizzavano stessi strumenti. «Si apre una grande ricerca archeologica spiega Rossi vogliamo cominciare un progetto di ricerca internazionale con il museo archeologico di Bolzano, dove è conservato Oetzi e tutti gli oggetti che gli apparteneva- Si tratterà di scrivere una nuova pagina dell'archeologia in questa età, l'età del rame, un periodo di transizione tra il neolitico e l'età del bronzo ». Il manico di accetta ligure venne scoperto nel 1876, molto prima del ritrovamento di Oetzi (1991): fu Mr. Brown, il direttore di una cava di rame a Libiola, alle spalle di Sestri Levante a dare l'allarme. «Gli inglesi riportarono in produzione alcune cave della zona, che appartenevano ad un distretto minerario molto importante, e il signor Brown, in un cunicolo secondario, rinvenne alcuni attrezzi e oggetti legati a uno sfruttamento antico del sito spiega Rossi tutto il materiale venne consegnato al padre della paleoetnologia ligure, Arturo Issel, che lo classificò come "manico di piccone"». Di quel gruppo di oggetti ritrovati soltanto il manico ligneo arrivò fino a noi, rimanendo un po' dimenticato nelle depositerie. Soltanto con il restauro, l'eclatante scoperta: «Si tratta di un manico di accetta, e non di piccone, ed è un reperto preziosissimo », aggiunge Rossi. Sabato, in occasione dell'apertura straordinaria del museo archeologico per la Notte dei musei genovesi, alle 20.30, il manico di accetta sarà presentato al pubblico e ricollocato, dopo molti decenni, nel percorso espositivo del museo.