L'Italia non è spiegabile senza le sacrestie. In esse è conservata, insieme ai reliquiari, ai paramenti dei sacerdoti e alle cotte dei chierichetti, parte della sua. anima e della sua arte. Qui sono state scritte molte pagine di storia patria. Anche tanta politica degli ultimi sessant'anni è nata in queste sale, dove i bisbigli diventano parole tra la tabella per la preparazione e il ringraziamento alla messa e le scatole con gli oggetti necessari al culto. Spazio integrante delle chiese, la sacrestia è anche il luogo che bisogna aver frequentato per capire le emozioni che prova questo nostro Paese, un po' godereccio, sovente bigotto, con in tasca quasi sempre una buona intenzione da spendere, qualcuno da assolvere, un altro da raccomandare. La sacrestia si nota, magari con un sorrisetto fa rima con ipocrisia, ma le due parole non vanno confuse. Gli ipocriti, prima o poi, sono spinti da qualcosa o qualcuno a frequentarla, ma tra queste mura rischiano di essere almeno una volta sinceri. E poi non è detto che occorra recarsi fisicamente in una sacrestia vera e propria per possedere le caratteristiche ricordate. In Italia tutto tende a trasformarsi in chiesa, compresi i partiti laici che l'hanno attaccata a parole, forse perché è l'unico modello serio che abbiamo avuto, forse perché il cattolicesimo lo succhiamo , insieme al latte. Tutto o quasi da noi si spiega senza dimen-ticare questa semplice osservazione. Per questo ogni luogo può essere sacrestia; a volte inaspettatamente. Peppone e don Camillo, i due personaggi regalati al mondo da Giovammo Guareschi, che valgono quanto Pinocchio e Bertoldo per capire il carattere degli italiani, hanno dimostrato tra una battuta e l'altra che la regola ricordata ammette solo rarissime eccezioni. Non a caso molte decisioni le hanno prese in sacrestia, cuore delle storie che li vedono scontrarsi, spazio che accoglie senza problemi quelle loro idee opposte e uguali al tempo stesso. Battute e sorrisi a parte, visitare le sacrestie è come fare un pellegrinaggio tra le verità concrete d'Italia, o almeno quelle ritenute tali nel nostro Paese. Quelle che muovono veramente le grandi masse e che saprebbero mandare in malora i ragionieristici modelli dell'audience. Stefano Zurlo, che in questi giorni ha pubblicato Inchiesta sulla devozione popolare (Edizioni Piemme), ovvero ha mostrato quanto siano importanti i santuari per le diverse sfumature della fede di casa nostra, ci conferma il grande ruolo delle sacrestie. Un po' come dire che se i prodigi avvengono nei luoghi deputati e consacrati, si capiscono e si spiegano dopo. Meglio se in sacrestia.
Un pellegrinaggio nel cuore d'Italia
Le sacrestie sono spazi integrali delle chiese in cui sono conservati oggetti sacri e sono frequentate per la preparazione e la celebrazione della messa. Sono luoghi di grande importanza storica e culturale, dove si sono scritte molte pagine di storia patria e si sono nate molte idee politiche. La sacrestia è anche il luogo dove si possono trovare le emozioni più profonde del popolo italiano, che spesso sono contraddittorie e complesse. Secondo Stefano Zurlo, le sacrestie sono importanti per comprendere la devozione popolare e le diverse sfumature della fede in Italia. In sintesi, le sacrestie sono luoghi sacri e culturalmente importanti che riflettono la complessità e la contraddittorietà del popolo italiano.
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Luogo