Dice la viceministra alla Cultura Francesca Barracciu che le incisioni rupestri della Valle Camonica possono competere con siti preistorici più celebrati, come Lascaux e Altamira. Esagerata? Vediamo. Le due celebri grotte di Francia e Spagna (o per meglio dire le loro copie gemelle moderne, visto che gli «originali» non si possono visitare per problemi di conservazione) fanno registrare, dicono le statistiche, fra i 250 e i 300 mila visitatori l'anno. Il parco archeologico di Naquane, l'unico a pagamento in Valcamonica, ha invece staccato, l'anno scorso, 50 mila biglietti (-8 rispetto all'anno prima, colpa del calo delle scolaresche, causa budget ristretti degli istituti). Dunque, la viceministra s'illude? Non è detto. Sapete quanti furono, nel 1982, l'anno dopo la prima mostra sui «pitoti» alla Triennale di Milano, i visitatori nel sito Unesco camuno (primo in Italia a fregiarsi del titolo di Patrimonio dell'Umanità, nel 1979)? Duecentocinquantamila. Ergo , il potenziale c'è. Peccato il destino dei «pitoti», negli anni, sia stato lo stesso del turismo italico: da leader mondiali a un mesto quinto posto. «Ma questo governo vuole vincere la scommessa di far tornare l'Italia il Paese più visitato al mondo» ha proclamato la viceministra sabato, a Capo di Ponte. Dove era arrivata per inaugurare il Mupre, il nuovo museo della preistoria, atteso da una ventina d'anni, che va ad affiancare i due parchi archeologici di Naquane e dei Massi di Cemmo. «La stazione di partenza del "museo esteso" della valle» come l'ha definito l'ex soprintendente Raffaella Poggiani Keller. Peccato che la «stazione di partenza» viaggi a scartamento ridotto: il Mupre è aperto solo dal lunedì al sabato, dalle 14 alle 19. La domenica? Giorno di chiusura. Il perché è presto detto. Manca il personale. «Si sono volute le nozze con i fichi secchi» dice Marcello Marroccoli della Cisl-Funzione pubblica. Tradotto: fra turni e ferie, i 17 dipendenti in servizio erano già a malapena sufficienti, dicono i sindacati, per tenere aperti i due parchi (5 persone per turno a Naquane, 2 a Cemmo). Visto che, stante il blocco delle assunzioni e del turnover, la Soprintendenza archeologica non può assumere altri dipendenti, s'è trovata una soluzione che forse non sarebbe spiaciuta a re Salomone, ma che rischia di far fare al turismo camuno la fine del bimbo che l'antico sovrano d'Israele voleva dividere fra due madri: quando è aperto il Parco di Naquane, il museo chiude. E viceversa. Insomma, da sabato sono entrambi a mezzo servizio. E non basta: visto che un paio dei 17 dipendenti andranno in pensione nei prossimi mesi, il nuovo museo potrebbe ritrovarsi chiuso giusto nell'anno dell'Expo. C'è da dire che Comuni, Comunità montana e sito Unesco, di concerto con la Soprintendenza, stanno cercando di metterci una pezza. Scartata l'ipotesi volontari («Mica possiamo sostenere il precariato» spiegano i sindacati) si pensa a personale appositamente formato e pagato con voucher, magari dagli enti locali. Oppure a ragazzi in servizio civile. Basterebbero un paio di persone per turno, da affiancare ai dipendenti. «Beni culturali e turismo sono le materie prime ancora inutilizzate di una grande miniera» ha detto a Capo di Ponte la viceministra. Speriamo si trovi qualcuno che abbia voglia di scavare.