CARO direttore, siamo rimasti sorpresi e increduli alla lettura, mercoledì scorso, dell'articolo su Repubblica Quel monumento del Seicento abbandonato nel cuore di Roma , dedicato da Giovanni Valentini a un parcheggio interrato che il principe Boncompagni Ludovisi vorrebbe scavare nel giardino del palazzo storico. Già la foto che correda l'articolo, una casupola di pochi metri quadri che si trova sopra il muro perimetrale, non toccata dai lavori di restauro, con questa didascalia: «In rovina. Le condizioni attuali della Casina dell'Aurora, a due passi da Via Veneto», induce il lettore a pensare che quello sia lo stato del famoso monumento seicentesco, mentre evidentemente nulla ha a che fare con lo stato del Casino Boncompagni Ludovisi. Ma soprattutto siamo rimasti increduli quando abbiamo compreso il vero scopo dell'articolo: non denunciare la mancanza di fondi per i lavori di consolidamento del Casino, ma attaccare la «cappa della burocrazia», che sarebbe la vera responsabile del disfacimento di «un prezioso ettaro di storia, arte e cultura», perché vuole impedire al proprietario, che «non dispone dei mezzi necessari», di devastare il giardino vincolato della villa per realizzare una serie di box interrati con cui pagare il restauro. L'articolo cita le conclusioni del Tar, che ha accolto il ricorso del Principe, ma non riporta le argomentazioni con cui la Soprintendenza ha cercato di fermare il progetto: «La realizzazione del parcheggio «non è compatibile con i criteri della tutela monumentale la modifica proposta nel prospetto» [...] «alterazioni non compatibili con la conservazione delle valenze paesaggistiche del bene sottoposto a vincolo ». Nelle ultime settimane abbiamo visto attaccare, non le negligenze di chi mal protegge e vigila i nostri beni culturali, ma, quelli che «si mettono di traverso » ai progetti di chi considera quei beni una merce che deve produrre profitti. Non vogliamo pensare che si tratti della linea del giornale. ( La lettera è firmata, tra gli altri, da associazioni come Carteinregola, Italia Nostra Roma, Comitato per la bellezza e rappresentanti del mon-do culturale come Paolo Maddalena, Alberto Asor Rosa, Vittorio Emilia-ni, Maria Pia Guermandi) Appigliarsi a una foto, scelta a torto o a ragione dai grafici per l'impaginazione, è già di per sé un cavillo. Ma estrarre mezza frase di poche parole («sotto la cappa della burocrazia») da un articolo di una pagina, per dedurne il presunto « vero scopo » , è un'operazione arbitraria e pretestuosa. Le decisioni delle varie Soprintendenze sono state riferite anche più ampiamente di quelle del Tar. Se il ministero dei Beni culturali ha gli strumenti e i poteri per espropriare il monumento, o comunque per evitarne l'ulteriore degrado, proceda pure: non saremo certo noi a opporci.