Tante volte, da questa pagina, si è scritto che la Milano che tutti vorremmo è quella che, ogni anno, viene trasformata dal Salone del Mobile: vitale, colta, dinamica, fantasiosa, giovane e internazionale. Purtroppo, questo «miracolo» frutto di un'ottima collaborazione fra Cosmit, aziende e Comune dura solo sei giorni. Per i restanti 359 giorni dell'anno, Milano con l'eccezione della stagione del Piccolo Teatro e della Scala, qualche grande mostra o evento speciale torna ad essere la città sonnacchiosa e un po' triste che conosciamo; anche se il prossimo anno, grazie ad Expo, sarà fortunatamente costretta a svegliarsi da quella che Giangiacomo Schiavi aveva definito sulle pagine del Corriere una «dolce narcosi». E questa potrebbe essere, finalmente, l'occasione giusta per potenziare l'immagine di Milano «capitale del design». Come fare perché Milano lo sia per 365 giorni all'anno e non solo per una settimana? È molto semplice: la città tutta la città dovrebbe «rimodellarsi» sul design e far ruotare attorno ad esso molte delle sue attività. Già si comincia a farlo, per iniziative spontanee. Le fondazioni Franco Albini, Achille Castiglioni e Vico Magistretti che nascono con l'intento di divulgare, soprattutto fra i giovani, il lavoro di questi tre maestri e di aprire al pubblico le loro sedi hanno deciso di istituire una «rete», anche per coordinare le loro iniziative. Scelta lodevole: spontanea, appunto. Ma dovremmo attenderci una «regia» che, partendo dalla collaborazione fra pubblico e privato, metta in cantiere in tempi brevi una serie di progetti. Dunque, arredi urbani finalmente degni di una capitale del design, magari istituendo un concorso internazionale che porti a Milano giovani di tutto il mondo; borse di studio «mirate» per studenti stranieri; un «percorso» pensato per portare turisti e cittadini a conoscere i «punti» milanesi del design, dalla Triennale ai vari showroom, alle sedi di fondazioni o agli studi di alcuni noti progettisti; un analogo percorso pensato per studenti di ogni ordine e grado, a partire dalla scuola elementare, perché non è mai troppo presto per far conoscere bellezza e creatività. Ottima la decisione dell'assessore Cristina Tajani di esporre nella nuova isola pedonale di piazza Castello alcuni oggetti di design, ma l'iniziativa andrebbe estesa. Perché non partire proprio dal design per rinnovare l'arredo di luoghi pubblici e privati, spesso tristissimo? Sedie e divani, tavoli e lampade: nelle hall di cinema e teatri, musei e biblioteche, alberghi e centri culturali, università e uffici comunali. Immaginiamo che le varie aziende presterebbero volentieri alcuni prodotti, e si potrebbe programmare una sorta di «rotazione», in modo che gli stessi arredi tocchino vari luoghi della città. Si tratterebbe di un progetto praticamente a costo zero. Basterebbe un po' di buona volontà ed un minimo di coordinamento. A proposito, perché non aggiungere, accanto al nome Milano, il titolo «città del design»?