Satiro danzante, museo di Mazara del Vallo DOVE ITALIA E AFRICA SI SFIORANO Mazara del Vallo, in Sicilia, è la città italiana più vicina all'Africa: meno di duecento chilometri dalla costa della Tunisia. E Mazara, fondata dagli antichissimi sicani e poi abitata dai cartaginesi, ha l'aspetto delle tipiche città dell'Islam, e soprattutto di quelle dell'Africa del nord. È una città di duro lavoro, Mazara: una città le cui vie raccontano una storia di fatica e povertà. Ma quelle stesse vie raccontano che oggi c'è voglia di rinascere: una costellazione di ceramiche plasmate e colorate da mani di artista illumina ora quelle strade. E in una piazza, da qualche anno, c'è un nuovo cittadino. Un cittadino speciale: ha una gamba sola, ma non smette di danzare; è di bronzo, ma sembra più vivo di noi che siamo di carne; è stato per secoli sott'acqua, e ora sembra padrone dell'aria. Fu nel 1998 che le reti del peschereccio di Mazara «Capitan Ciccio» riportarono a galla questa statua finita in fondo al mare in un naufragio antichissimo. E il capitano racconta in un bel film che si vede in quel museo che mentre tornavano in porto, la statua adagiata sul ponte gli sembrava una persona viva: un migrante africano, salvato da un gommone. Un uomo stanco e in fuga che finalmente poteva riposare . Il capitano aveva capito una cosa importante: che le opere d'arte sono come persone vive. E che quelle veramente belle ci aiutano a guardare le persone vive in modo diverso: con più amore. La statua arrivò a Mazara, e poi andò a Roma per essere restaurata: cioè aggiustata e curata. Non sappiamo chi sia l'artista che ha plasmato la nostra statua: tra gli storici dell'arte antica c'è chi pensa a Prassitele, un grandissimo scultore greco vissuto quattrocento anni prima di Gesù. C'è chi pensa che sia un po' meno antico, e anche chi crede che non sia greco, ma etrusco. Tutti sono però concordi sul fatto che rappresenta un satiro: quelle creature metà uomini e metà capre che nelle favole antiche accompagnavano il dio del vino, Bacco, in tutti i suoi spostamenti. E infatti il nostro Satiro ha bevuto molto vino, e sta danzando, felice e leggero. Rappresenta la nostra parte più libera e giocosa. Quella in cui ognuno di noi vorrebbe saltare e ballare per la gioia di essere vivo, e per la gioia di una giornata di sole, o di un bagno in mare. Forse ci vergogniamo a farlo: ma lui, il Satiro, è tornato dal mare per farlo per noi. E, di fronte a lui, nel museo di Mazara, il nostro cuore danza davvero.