Tra tutte le discipline in difficoltà una delle più in difficoltà è l'urbanistica, ovvero l' «arte», o la «scienza», di progettare e gestire la città. La Casa della Cultura dedica al tema «Città bene comune» una serie di incontri (a cura di Renzo Riboldazzi) per risvegliare la sensibilità collettiva sul destino della civitas, tanto viva ai tempi dell'urbanistica partecipata. L'appuntamento di domani (via Borgogna 3, ore 18 con Giacomo Borella e Stefano Levi Della Torre) parte dall'analisi del nuovo libro dell'urbanista Graziella Tonon (foto) «La città necessaria» (Mimesis) un'analisi dello sviluppo urbano che segnala la progressiva caduta del senso di appartenenza alla città con il crescere d'importanza del mercato. Questa prospettiva che determina gli spazi solo in base al valore economico si è sublimata negli ultimi decenni con le estetiche del decostruzionismo, per le quali la città è una pianura di episodi privi di tessuto connettivo ciascuno dei quali svolge autonome funzioni. Ciò in contraddizione con il tradizionale modello di città europea, che interpretava il territorio come spazio di connessione e coesione. Questa logica «dell'egoismo» trova qualche antecedente persino nella Milano anni Cinquanta, quella di Giulio Minoletti e altri, quando la fascinazione della modernità incentivava la logica dei diradamenti e dei tunnel in onore al mezzo di trasporto privato. Con le riserve di Leonardo Borgese che, sul «Corriere», si batté contro «l'invasione» delle auto.