I progettisti chiedono di procedere in due fasi per la riconversione Ma il Comune esige garanzie su tempi e uso dei soldi. Tutto in bilico Frenata sul progetto di riconversione dell'ex Arsenale. Che resta sempre più in bilico. L'Amministrazione comunale vuole infatti garanzie sul piano completo dei lavori e sull'impiego del finanziamento pubblico (12 su 50 milioni circa di investimento) dall'impresa Rizzani de Eccher e Contec Consorzio Arsenale, che hanno presentato un piano di restauro e riconversione dell'ex complesso militare asburgico. Palazzo Barbieri rigetta la nuova proposta dei progettisti di realizzare l'opera in due fasi e vuole certezze sui tempi dei lavori. E punta ad assegnare il denaro pubblico disponibile solo in rapporto a quanto verrà realizzato nella prima fase. Si costruisce il 70 per cento, nella prima tranche? I soldi pubblici disponibili saranno allora il 70 per cento dei 12 milioni. Gli altri quando partirà il secondo cantiere. La Rizzani de Eccher e Contec, dopo due anni da quando hanno depositato la loro idea di riconversione, non hanno più tempo da perdere. Vogliono arriva al dunque, come emerso anche tre mesi fa quando hanno presentato il progetto a consiglieri e assessori comunali. Così, in vista della vera e propria proposta di project financing (il privato riqualifica l'intero complesso, da anni in stato di degrado, e lo gestisce per 99 anni in concessione) hanno prospettato all'Amministrazione comunale, proprietaria dell'Ex Arsenale, una modifica, sfruttando le opportunità economiche date anche dal cosiddetto «Decreto del fare» emanato dal Governo. In che cosa consiste questa modifica? Nel partire, intanto, con i lavori per sistemare e riconvertire la corte est, verso piazzale Cadorna e ponte della Vittoria, dove dovrebbero sorgere sale per mostre e incontri culturali, spazi giovani per musica ed eventi, per associazioni e gruppi no profit, con la sede dei vigili. Nella prima fase si procederebbe anche con la palazzina di comando (che dà sulla piazza verso il ponte di Castelvecchio) per il museo di Castelvecchio e poi con la corte centrale per il teatro caffè, la città dei cibi e vini tipici, una galleria d'arte. La seconda fase sarebbe riservata alla corte ovest, con la scuola della moda e del design e con spazi per uffici. In totale, il 55 per cento dell'immobile e dell'area, parco compreso, è a uso pubblico. L'Amministrazione però, con il vicesindaco e assessore ai lavori pubblici e all'edilizia monumentale Stefano Casali pone dei paletti, che sinora non ritiene rispettati. E mette come vincolo ai progettisti una clausola, con cui accettano di utilizzare i soldi pubblici nella percentuale necessaria per la prima fase e un'altra clausola che dia certezza che anche la seconda fase dell'opera partirà. A brevissimo ci sarà un ulteriore incontro fra De Eccher e Contec e Amministrazione. Che dovrà essere risolutivo. Per capire se il progetto Arsenale andrà avanti, secondo i dettami del Comune, o passerà ancora una volta in cavalleria. Enrico Giardini