NAPOLI Se anche al presidente dell'Unesco viene il voltastomaco a leggere del crollo alla Reggia, stiamo freschi. «Mi sono talmente scoraggiato racconta il professor Giovanni Puglisi che non sono andato al di là dei titoli. Non ho voluto leggere nulla, roba da voltastomaco». Il sito vanvitelliano è patrimonio dell'Unesco. Professore, rimanendo alla metafora anatomica, le si è stretto il cuore. «Viene l'angoscia a vedere questo stillicidio di notizie sul nostro patrimonio culturale. Certo, la Campania è pienamente al centro: dalla Reggia a Pompei. L'angoscia è che noto una ignavia impotente; a tutti i livelli, dico». Attribuire in casi del genere responsabilità è operazione titanica. «Guardi, sul nostro patrimonio ho spesso parlato anche con il ministro Franceschini che ho visto armato di buone volontà, ma poi tutto si perde nella quotidianità, nelle difficoltà di fare qualcosa, nelle mille regolette che ''imbrigliano" la pubblica amministrazione. Mettiamoci anche il fatto che le risorse sono sempre meno, i privati dicono ma non fanno e il gioco è fatto. Capisce perché il problema siamo noi?». Detta così ha i contorni di una resa. «E' una descrizione di quello che c'è, invece. Ma insomma, in quale paese civile un privato cittadino avrebbe le chiavi del Parco? Chi era, Cosentino se non sbaglio? Ma non ne voglio fare una questione politica. Chiunque fosse ad avere le chiavi, sarebbe uno scandalo. Ma se la immagina una cosa del genere in Germania? Lì un ministro si è dimesso per aver scopiazzato la tesi di laurea». Riprendendo il suo paragone tedesco, chi dovrebbe imitare il ministro? Alla guida della Reggia oggi c'è il soprintendente Fabrizio Vona che ha su di sé anche la responsabilità del polo museale di Napoli. «Be', credo che dopo quanto successo Vona dovrebbe rimettere l'incarico. Ma noi siamo nel paese del tira a campa'». Immagini: il crollo è avvenuto il 2 maggio, la Soprintendenza ne ha dato notizia soltanto ieri l'altro, sull'onda di voci che dicevano ci fossero feriti. Magari non l'avremmo mai saputo. «E' appunto il tira a campa'. E' l'idea del tutto è possibile, del se pò fa che ha una deriva camorristica nel ''quanto mi da"; menefreghista nel ''ma lascia fare"». Se spettasse a lei intervenire sulla Reggia, cosa chiederebbe al ministro per poter operare. «Prima di tutto chiederei poteri speciali in capo ad una sola persona e, possibilmente, di specchiata onestà. Secondo, farei come si fa per la costruzione di un carcere: una deroga alle norme che velocizzi i processi amministrativi. Non capisco perché si può fare per un penitenziario e non per la Reggia». Palazzo reale a Caserta è patrimonio Unesco, è possibile ipotizzare un'uscita dal World heritage list? «Certo che è possibile ed è anche un'ipotesi percorribile. Ovviamente non è una cosa che si fa dall'oggi al domani, l'iter è piuttosto complesso, ma si potrebbe arrivare a tanto».