La Procura di Brescia intanto è stata dichiarata incompetente. L'indagine passa a Treviso Brescia, 6 maggio 2014 - L'indagine sullo scandalo Artematica, che ha truccato il numero degli ingressi alle mostre in Santa Giulia, è migrata a Treviso. Lo ha deciso il pm Claudio Pinto, che si stava occupando della vicenda. La Procura di Brescia è stata dichiarata incompetente. Il profitto ricavato dalla società di Andrea Brunello, indagato per truffa aggravata, è infatti stato intascato nella Marca trevigiana, dove Artematica ha incassato i bonifici con i premi in realtà non spettanti. Ad ammettere di avere gonfiato il numero dei biglietti della mostra su Matisse, a Brescia dal febbraio al giugno 2011, fu lo stesso manager trevigiano che raccontò di avere taroccato i numeri, assillato dai debiti con i fornitori. «Ho fatto da solo disse . Comune e Brescia Musei non c'entrano». Il contratto stipulato stabiliva un premio di 300mila euro per il manager al raggiungimento dei 230mila visitatori. Bonus incassato sulla base dell'autocertificazione di Brunello, secondo cui Matisse fu ammirata da 248.862 persone. Ma la Siae lo smentì: furono 124.184 . Lo scandalo si estese anche alla mostra Inca, in Santa Giulia tra il 2009 e il 2010. Brunello dichiarò 283mila ingressi e aver doppiato la soglia dei 200mila visitatori paganti gli valse un altro premio da 250mila euro. Anche in questo caso la Siae ridimensionò il dato a 194.015. A carico del patron di Artematica il giudice ha disposto un sequestro conservativo di 750mila euro.
Artematica, scandalo biglietti gonfiati a Santa Giulia: numeri raddoppiati per intascare bonus sullo stipendio
La Procura di Brescia ha dichiarato di non poter proseguire l'indagine sullo scandalo Artematica, che riguarda la truffa aggravata di Andrea Brunello, manager di Artematica. L'indagine è stata trasferita a Treviso. Brunello ha ammesso di aver gonfiato il numero di visitatori per le mostre Matisse e Inca, ottenendo premi e bonus. La Siae ha ridimensionato i dati di visitatori, confermando che il numero di ingressi era inferiore a quello dichiarato da Brunello. Il giudice ha disposto un sequestro conservativo di 750mila euro a carico di Brunello. La vicenda riguarda il profitto ricavato dalla società di Brunello, che è stato intascato nella Marca trevigiana.
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