La metafora della cultura come petrolio, (finalmente), non piace più. E anche il ministro dei Beni Culturali, Enrico Franceschini, che ieri ha aperto il Salone del Libro di Torino (successo di folla già al primo giorno) e poi è intervenuto ad uno degli appuntamenti più attesi dell'intera manifestazione, l'incontro sul patrimonio culturale italiano, ha deciso di cambiare immagine. «Vogliamo dire che la cultura deve essere il nostro ossigeno e cercare di essere propositivi, non solo disfattisti?». Del resto, che Franceschini consideri il suo ministero un ministero economico e non solo culturale lo aveva dichiarato fin dal suo insediamento, e ieri, nella tavola rotonda moderata dal direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, e animata (anche con qualche punta polemica) dallo storico dell'arte Tomaso Montanari e dall'ex direttore della Scuola Normale di Pisa Salvatore Settis (entrambi, seppur polemici, ascoltati consulenti del ministero), l'intreccio tra economia e cultura è stato il principale filo del discorso. L'incontro è stato aperto dal direttore editoriale del Salone, Ernesto Ferrero, che ha ricordato come proprio Il Sole 24 Ore sia «un giornale doverosamente attento» alle vicende della cultura e del patrimonio, per poi vedere una rapida successione di interventi, molto vivaci, nei quali Settis e Montanari hanno esposto visioni abbastanza distanti da quelle del ministro, che, dal canto suo, ha cercato di ribattere prima ammonendo di «non accomunare tutti i politici» in un generico discredito (anche se, ha ammesso «non c'è dubbio che c'è una responsabilità collettiva della politica italiana di non aver mai creduto non soltanto nel dovere di tutela ma neanche nelle potenzialità del settore cultura»), e quindi iniziando a disegnare alcune delle strategie che dovrebbero informare il suo mandato alla testa del prestigioso ministero. Intanto con una rassicurazione sulla sorte delle Sovrintendenze che non saranno soppresse, come qualcuno aveva detto, ma che verranno probabilmente razionalizzate, in omaggio anche alla politica di spending review, e poi con misure più tecniche ma anche più importanti. Per quanto riguarda i cosiddetti servizi aggiuntivi (oggetto di aspre critiche da parte di Montanari, per essere in mano agli «oligopolisti della cultura che ne traggono profitti per se stessi»), Franceschini ha annunciato che il ministero «si affiderà alla Consip, che è una società pubblica, dello Stato, che varerà un regolamento quadro entro il quale muoversi». «Se mi si dice che queste cose (gestione del bookshop o delle mostre) le debba fare solo lo stato», ha aggiunto Franceschini, «io non mi rassegno. Penso si debba tornare almeno in un'opzione di scelta, alla gestione dei servizi pubblici aggiuntivi da parte dello Stato, ma farlo ora solo noi non saremmo pronti. Ho bisogno di un tempo, in cui mi affiderò alla Consip, per costruire delle professionalità pubbliche per i servizi aggiuntivi». Ma è un'altra la novità di sostanza che Franceschini ha previsto, «pur non volendo fare annunci, perché preferisco parlare con i fatti». Siamo alla fase di studio di una norma «che prenda come riferimento il modello francese e che aiuti, con incentivi fiscali seri, coloro che fanno un atto di donazione a tutela del patrimonio». Si tratta di una strada che, a suo tempo, con il «Manifesto della Cultura», questo giornale aveva già additato come percorribile, insieme ad altre misure di collaborazione pubblico-privato che verranno riproposte anche dai prossimi Stati Generali della Cultura. Molto si è discusso della leva fiscale da agevolare per favorire l'intervento dei privati. Lo stesso Salvatore Settis ha sottolineato come in America questo «sistema di detrazione delle donazioni a musei e istituzioni culturali funziona perché crea legame con il museo e rappresenta un oggettivo vantaggio per il contribuente». Su un altro fronte, il ministro ha invece scatenato qualche polemica. Al taglio del nastro del Salone, infatti, Franceschini si era avventurato a dire che il mondo del libro e della lettura dovrebbe pretendere un «risarcimento da parte della televisione che in questi anni ha fatto un grande danno alla lettura». Un monito che va a tutte le tv, da Rai a Mediaset e Sky, che ora potrebbero rimediare facendo più trasmissioni che presentino libri, facendo pubblicità alla lettura. «I personaggi della fiction italiana ha detto il ministro fanno di tutto, ma non ce n'è mai uno che abbia un libro in mano e non c'è mai una libreria inquadrata». Ovviamente non sono mancate da subito le repliche: Raitre «non si sente chiamata in causa ha dichiarato il direttore di rete Andrea Vianello : è uno dei nostri scopi precipui parlare della lettura». E Sky definisce le critiche «quanto meno avventate proprio alla vigilia della seconda stagione di Bookshow, trasmissione che Sky Arte HD dedica al mondo dei libri». Il ministro va dritto per la sua strada: «Non ho niente di cui scusarmi, il libro in tv non c'è. C'è qualche trasmissione in orari improbabili». Spesso fatta pure male, tanto per mettere d'accordo tutti. IL MANIFESTO DEL SOLE Sul Sole 24 Ore Domenica del 19 febbraio 2012 è stato pubblicato il Manifesto «Per una costituente della cultura». Cinque i punti del documento: una costituente per la cultura; strategie di lungo periodo; cooperazione tra ministeri; l'arte e cultura scientifica a scuola; collaborazione pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale per far ripartire il settore.
Un patto tra economia e cultura
Il ministro dei Beni Culturali, Enrico Franceschini, ha aperto il Salone del Libro di Torino e ha partecipato ad un incontro sul patrimonio culturale italiano. Franceschini ha espresso la necessità di essere propositivi e di cercare di essere un ossigeno per la cultura, piuttosto che disfattisti. Ha anche affermato che il suo ministero è un ministero economico e non solo culturale. Il ministro ha presentato alcune strategie per il settore cultura, tra cui la creazione di un regolamento quadro per la gestione dei servizi aggiuntivi e la promozione di un modello francese per la tutela del patrimonio culturale.
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