La più affascinante e misteriosa è quella della Chiesa Palatina di San Domenico a Modena. Era addirittura un passaggio segreto per i Duchi Estensi: chiesa e Palazzo Ducale erano collegati da un piccolo ponte, che i signori (siamo nel 1600) attraversavano per andare a Messa o a colloqui riservatissimi che si tenevano, appunto, in sacrestia. Fra oggi e domani un po' di soggezione è permessa prima di entrare per la prima volta in 35 fra le più belle sacrestie storiche dell'Emilia-Romagna. I posti più segreti lo ricorda la parola stessadelle chiese. Da Piacenza a Rimini, le 35 sacrestie prescelte si trovano nelle nove province, 16 comuni in tutto (anche Busseto, Cento, Saludecio) e saranno aperte grazie al Fai e alla Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna. Il consiglio: guardare i particolari e curiosare anche dentro gli armadi. «Sono luoghi che tutti sanno che esistono, ma nessuno ha mai visto», spiega Monsignor Giuseppe Stanzani, incaricato diocesano per i beni culturali ed ecclesiastici dell'Emilia-Romagna. Come sono fatte? «Tutte contenevano un altare dove si conservava l'Eucarestia (oggi invece è in chiesa), enormi armadi con appesi i vestimenti sacri, uno scrittoio dove il parroco notificava atti di nascita, di matrimonio, inginocchiatoi, quadri, affreschi, contenitori per candelabri, calici, incensieri, libri sacri». Le più belle? «Non ce n'è una uguale all'altradice l'architetto Vincenzo Randelli, responsabile culturale del Fai in regione . Le sacrestie sono un piccolo concentrato monumentale della chiesa stessa. Sono piccole cappelle: tutt'ora utilizzate per le messe feriali o invernali, perché è più facile riscaldarle. Fra le più sfarzose quella della Cattedrale di San Giovanni Battista di Cesena e della Chiesa del Carmine di Forlì, quella del Duomo di Reggio, quella Duomo di Parma che ha mobili intarsiati a mano e disegni con legni di colori diversi. Da vedere tutte quelle di Bologna, l'osservanza di Imola e del Monastero di San Giorgio di Ferrara con un lavabo cinquecentesco di marmo rosso». Oggi non esiste più il sacrestano. Impossibile metterlo in regola e pagarlo. «E anche le nuove sacrestie sono diverse continua monsignor Stanzani . Oggi hanno il bagno e il riscaldamento, ma gli architetti le progettano piccolissime. Non come quella del Corpus Domini di Bologna delle suore di clausura con quattro inginocchiatoi e quattro dipinti di Gesù crocefisso in quattro posizioni diverse: pregando si compiva una mini via crucis, senza dover entrare in chiesa. O, ancora a Bologna, quella di San Giacomo dei frati agostiniani dove praticava anche Savonarola. La chiesa ha 44 altari dove i frati celebravano funzioni contemporaneamente e di continuo. «Immaginatevi la sacrestia: armadi giganteschi su due lati delle pareti racconta ancora monsignor Stanzani era un cambio d'abito continuo con camici e vesti di tutte le misure e di diversi colori secondo il calendario».