E se invece di massacrarlo, come vuol fare Renzi, lo spostassimo a Poveglia, il Senato della Repubblica? Questa piccola isola della Laguna di Venezia sta diventando la capitale morale d'Italia, una capitale capace di dare un solenne schiaffone alla Roma in cui, da trent'anni, destra e sinistra distruggono a turno ogni idea di Stato. La storia è questa: l'isola è uno dei pezzi di Italia che l'Agenzia del Demanio sta mettendo in vendita (illecitamente, per esempio secondo un costituzionalista come Paolo Maddalena). Precisamente la si sta per privatizzare per 99 anni, come già è accaduto per troppi pezzi pregiati della martoriata Laguna. La novità è che all'inizio di aprile (ne ha dato notizia tra i primi Luca Martinelli su "Altreconomia" ) un gruppo di veneziani ha deciso di provare a ricomprarsela. L'idea ha dichiarato uno dei promotori a Martinelli "è partita dal puro sdegno per la svendita del patrimonio pubblico, per le molte isole della laguna che recano bandiere di catene alberghiere internazionali. La banale constatazione che 'a questi prezzi da miseria le compriamo noi' si è trasformata in un progetto". Su facebook si può leggere il programma dell'associazione "Poveglia per tutti": 1. La parte verde dell'isola sarà dedicata a parco pubblico liberamente accessibile e gratuito, e ad orti urbani. 2. La parte edificata dell'isola, che può produrre utili le cui caratteristiche e limiti etici decideremo insieme, in coerenza con questi punti fondanti servirà a ripagare i costi di gestione della parte pubblica. 3. La gestione dell'isola sarà no-profit ed eco-sostenibile. Tutti gli utili saranno quindi reinvestiti sull'isola stessa. 4. Qualora dovessimo vincere l'asta, la quota sottoscritta darà diritto a partecipare equamente alle decisioni sulle sorti di Poveglia ma non è, e non sarà da intendersi, come forma di partecipazione agli utili, né quota azionaria, né fonte di privilegio alcuno per nessun associato". La raccolta vola, e anche il Fatto ha comprato una quota. Il messaggio è chiaro: di fronte al tradimento della classe politica i cittadini sostituiscono lo Stato, in prima persona. In attesa di cambiarlo.