Lorenzo Bini Smaghi presidente della Fondazione Palazzo Strozzi Caro direttore, è un vero peccato che il dibattito lanciato sabato scorso da Francesco Colonna sul Corriere Fiorentino sui manager e la cultura si sia arenato su contrapposizioni corporative. Senza capire invece che l'evoluzione di questi anni richiede una maggior collaborazione e rispetto tra diverse professionalità, piuttosto che il settarismo. Inoltre, è stato fatto un uso distorto di alcuni casi concreti, che deve essere corretto, anche perché distoglie il dibattito dal vero tema. Correggiamo prima le distorsioni. È vero che Thomas Campbell è un illustre studioso di arte europea, anche esperto di arazzi, ma se è stato nominato direttore e amministratore delegato del Metropolitan di New York dal Cda (presieduto scandalo! da un costruttore e composto altro scandalo? da banchieri, avvocati e altri professionisti) è anche perché sotto la sua guida il Met nel solo 2012 è riuscito a far crescere i contributi privati di 50 milioni (sì, 50 milioni in più) di dollari, ha attratto importanti donazioni private tra cui quella di quadri cubisti di Leonard Lauder ed è riuscito a far quadrare i conti anche con mostre tipo quella dello stilista Steve Mc Queen di un paio di anni fa. Il mission statement del Met dà obiettivi precisi al suo direttore, tra cui l'incremento della collezione, il servizio al pubblico, il sostegno alla ricerca. Il salario di Campbell supera un milione di dollari. Non so se Campbell corrisponde di più al modello di Settis o di Rampello, ma tirarlo in ballo fuori contesto non ha alcun senso. Lo stesso si applica per Palazzo Strozzi, a cui viene talvolta rimproverato di fare mostre che non sono in testa alla classifica per numeri di visitatori. Ci si dimentica che Palazzo Strozzi non è un museo ma uno spazio espositivo senza collezione permanente, il cui operato non va visto in modo indipendente dal resto della realtà artistica fiorentina nella quale è integrato, e il cui obiettivo non è di intercettare il turista di passaggio a Firenze (che ha semmai come primo obiettivo gli Uffizi, l'Accademia e poi Pitti, il Bargello, e San Marco, San Lorenzo e tutto il resto) ma di far tornare a Firenze visitatori per la terza, quarta o quinta volta. Le operazioni blockbuster tipo «La ragazza con l'orecchino di perla» attualmente a Bologna possono far cassa ma non funzionano a Firenze per ovvi motivi e non sono utili per lo sviluppo culturale duraturo della città. Per capire che non siamo al circo barnum basta andare a vedere la mostra su Pontormo e Rosso Fiorentino, o qualsiasi altra degli anni recenti, recensite e applaudite tutte nelle principali riviste internazionali. Inoltre, sono stati sviluppati diversi programmi di collaborazione scientifica con vari musei e università, alcuni cataloghi sono diventati testi di riferimento per la ricerca e il programma per i visitatori malati di Alzheimer lanciato qualche anno fa viene oramai copiato in molti altri musei. In meno di 7 anni Palazzo Strozzi ha sviluppato un brand riconosciuto internazionalmente, con contributi pubblici che rappresentano meno di un terzo dei ricavi, che non ha equivalenti in Italia, e un ritorno economico sul territorio calcolato da Boston Consulting in circa 30 milioni ogni anno. Una discussione seria non può partire dal tipo di direttore o di manager ma dal modello di museo che si vuole avere in Italia, il che include la governance, l'autonomia, gli obiettivi, il coinvolgimento dei privati, il sistema di rendicontazione, il coordinamento con le altre attività culturali e economiche, tenendo conto anche dei vincoli di bilancio del nostro Paese. Su tutti questi aspetti l'esperienza di Palazzo Strozzi, come quella di altre realtà internazionali, può essere molto utile. Cordialmente Lorenzo Bini Smaghi
Firenze. La vvolta dei musei e Palazzo Strozzi
Lorenzo Bini Smaghi, presidente della Fondazione Palazzo Strozzi, risponde a Francesco Colonna sul Corriere Fiorentino sui manager e la cultura. Bini Smaghi sostiene che il dibattito dovrebbe concentrarsi sulla collaborazione e rispetto tra diverse professionalità, piuttosto che sul settarismo. Egli critica l'uso distorto di alcuni casi concreti e sostiene che il modello di direzione di Thomas Campbell al Metropolitan di New York è un esempio di successo. Bini Smaghi descrive il modello di Palazzo Strozzi come uno spazio espositivo senza collezione permanente, che si concentra sull'attrazione di visitatori per la terza, quarta o quinta volta.
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