Sì al manager per il Polo museale, ma «non ci saranno sovrapposizioni con il ruolo dei soprintendenti», perché i manager si occuperanno solo di «migliorare la gestione e incrementare le risorse». Cristina Acidini racconta rassicurata l'incontro con il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, che ieri, in una delicata missione fiorentina, ha ribadito il suo piano e rilanciato la battaglia ai bagarini dei biglietti «saltafila» agli Uffizi: «Verificheremo le regole di vendita e se certe attività di privati sono legali e fino a che punto». Il primo faccia a faccia tra il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e i massimi vertici del suo dicastero, le soprintendenze fiorentine e toscane, ieri nel capoluogo è andato «bene, è stato rassicurante». Soprattutto sul tema che a Palazzo Pitti aveva preoccupato più di un dirigente, quel manager in arrivo «Ci toccherà un bocconiano!» avevano sbottato in alcune stanze per gestire il Polo museale fiorentino. Franceschini ha confermato l'arrivo dei manager nei Poli museali di tutta Italia, ma ha anche specificato che «qualunque sia il tipo di figura individuata, si tratterà di un ruolo per il potenziamento, per una gestione migliore ed un incremento delle risorse: nessuna sostituzione di ruoli dal punto di vista scientifico». A raccontare com'è andato l'incontro è direttamente la soprintendente del Polo museale fiorentino, Cristina Acidini, presente assieme a Alessandra Marino, soprintendente ai Beni architettonici e ad Antonio Natali, direttore del Museo. «C'è la lucidità, nel ministro, di una visione di insieme e dei problemi particolari» aggiunge Acidini. Sul tavolo, però, c'era ben di più della riforma che introdurrà i manager, o quella della riduzione dei soprintendenti, che, a detta del ministro, è ancora in fieri: «Il tema è ora se arrivare ad un accorpamento territoriale o per materia» ha detto Franceschini, ricordando che «c'è una norma, che devo urgentemente applicare che prevede la riduzione di 32 posti di dirigenti di seconda fascia al ministero dei Beni culturali, centrali e periferici: e tutti i dirigenti ricoprono posti di seconda fascia. È l'argomento che è stato al centro dell'incontro che ho avuto con i soprintendenti a Roma». Le risposte più difficili sono sul futuro dei lavori degli Uffizi. «Il ministro racconta Acidini ha apprezzato e ammirato ed espresso giudizi più che positivi sul recupero e l'allestimento delle nuove sale». E sui soldi che mancano per concludere i lavori? «Ne ha preso atto». Anche per questo, il tema delle risorse e dei finanziamenti è centrale. Da una parte, Franceschini vuole puntare di più «sul contributo dei privati, citando ad esempio i 500 mila euro del magnate americano Pritzker» ed ha annunciato che il tema della defiscalizzazione di questi contributi «è già nell'agenda del governo», spiega Acidini. Dall'altra, Franceschini ha annunciato un'attenta verifica sul tema dei bagarini «salta fila» agli Uffizi: «Il ministro ha affermato che vuole coinvolgere tutte le istituzioni interessate, per capire se e come queste attività di privati sono legali e fino a che punto. Anche per questo ci sarà una attenta verifica delle regole di vendita dei biglietti». Non solo: Franceschini avrebbe accennato, trapela dopo l'incontro, ad una possibile «ripubblicizzazione» del sistema di vendita tout-court. D'altra parte, sarebbe stato il ragionamento del ministro, perché dobbiamo dare ai privati una gestione redditizia (Uffizi, Colosseo, ecc.) e tenerla statale solo nei musei in perdita? Sul tema della chiusura il Primo Maggio degli Uffizi, Franceschini ha invece parlato apertamente: «Grandi siti culturali come Pompei il Primo Maggio hanno aperto: al Colosseo e agli Uffizi non si è potuto farlo, perché in questi casi c'è una norma che richiede un presupposto di adesione volontaria e non si è trovata l'intesa. Lavorerò perché questo venga superato, non è possibile che, volendo compiere una scelta di questo tipo esistano dei problemi». Ma ha anche aggiunto: «Gli Uffizi sono un sistema museale che funziona: è assurdo paragonarli al Louvre per un semplice ragionamento di spazi, il Louvre è grande 12 volte gli Uffizi, che sono già al massimo della capacità numerica. E ricordo che il Primo Maggio il Louvre era chiuso».