L'ipotesi Gug-genheim è tramontata. La nota della Direzione attività culturali della Provincia, firmata dalla dirigente Marianna Mirto, dice di «intendere soppresso il capoverso della relazione redatta l'8 settembre 2003», ovvero quello che sanciva il legame con la prestigiosa fondazione internazionale dell'arte. Un cambiamento che riapre la porta a molti dubbi e interrogativi, che da tempo fanno scontrare la politica sul campo dell'arte. Finiti i tempi dei petali di rosa che piovevano dall'alto e delle ballerine volanti visti in occasione dell'apertura di Palazzo Sant'Elia durata solamente alcuni giorni, proprio in coincidenza della campagna elettorale del 2003,le porte del settecentesco palazzo di proprietà della Provincia si sono richiuse. E cosa accadrà, adesso, è da vedere. Il presidente della Provincia Francesco Musotto ribatte la sua ferma intenzione di proseguire nel progetto e dice: «Nessun cambiamento, abbiamo solamente diviso la Fondazione Sant'Elia dal Guggenheim. Ma le delibere dimostrano che stiamo comunque continuando a lavorare, anche se i tempi saranno più lunghi del previsto». Rimane da capire che tipo di agilità si può acquisire "divorziando" da un nome che rappresenta l'arte per antonomasia. Soprattutto se si pensa di fare entrare nella Fondazione soggetti privati come imprenditori, sponsor e banche che portino dei fondi. E che forse sarebbero più interessati a fregiarsi del prestigioso nome. L'affareGuggenheimha visto gli scontri in aula tra le coalizioni di centro destra e centro - sinistra: per quest'ultima, in particolare, si sono impegnati Silvio Moncada, Antonio Marotta, Alessandro De Lisi e Bernardo Mattarella. Che non hanno risparmiato i loro strali per contestare quelli che hanno definito «passaggi poco chiari e confusi nell'istituzione della Fondazione». Dice Bernardo Mattarella: «La delibera è un capolavoro di confusione. Nella prima parte si rifaceva al protocollo d'intesa firmato con il Guggenheim parte appena soppressa nella seconda parlava di destinazione della Fondazione per la tutela e valorizzazione dei beni culturali della Provincia. Ora che il primo comma è stato cancellato, ci chiediamo: che senso ha trasferire tutte le competenze ad una fondazione, quindi ad un istituto di diritto privato? E qui non si parla più di museo, ma di gestione dei beni culturali provinciali». Infatti nel documento è scritto: «La Fondazione Sant'Elia, per il raggiungimento delle sue finalità, gestisce direttamente i beni monumentali, artistici, culturali e ambientali di proprietà della Provincia, come pure gestisce direttamente, o concedendole a terzi, tutte le attività, anche quelle imprenditoriali». Insomma, da queste parole si delinea una autonomia totale della Fondazione, tale da rendere perfino superflua la presenza di un assessore provinciale ai Beni culturali. Gli emendamenti presentati dalla coalizione di centrosinistra allo statuto della Fondazione, dal 2003 ad oggi, sono circa duecento. Sui venti articoli che compongono lo statuto, si è arrivati a discutere il primo. E le critiche continuano a piovere incessanti. «C'è molta approssimazione e superficialità prosegue Mattarella basti pensare, ad esempio, che l'impegno per la spesa di bilancio per la Fondazione era fermo al 2003. E il responsabile del procedimento è andato in pensione da sette mesi. E mai nessuno è stato chiamato a sostituirlo. Musotto? Non è mai stato presente quando si discuteva di Guggenheim in consiglio provinciale». Eppure c'è qualcuno che all'istituzione della Fondazione Sant'Elia ci tiene molto, tanto da dotare di un cospicuo budget una Fondazione che ancora non possiede strumenti giuridici completi. Che, previdente, guarda già fino al 2007. Il ministero dell'Economia è la farina buona che ha già stanziato i finanziamenti per i prossimi tre anni: 200 mila euro per anno, per un totale di 600 mila euro, come si può leggere sul Supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale del 23 marzo 2005. Intanto, nessuno conosce il progetto scientifico-culturale della Fondazione, quali siano i progetti in cantiere, quali le mostre e quali gli intenti. Rimane poi il grave equivoco che vede l'accentramento e il passaggio delle competenze della gestione dei Beni culturali della Provincia alla Fondazione. Dalla Provincia ribattono che le porte del palazzo sono chiuse perché si sta lavorando ai tre progetti richiesti dalla stessa Fondazione Guggenheim per la sua trasformazione in sede museale: cablaggio, sicurezza, allestimento. Eppure, la commissione per il collaudo tecnico della struttura è stata nominata solo un paio di mesi fa. Insomma, i tempi annunciati due anni fa in pompa magna sono messi in discussione, la Fondazione e il Guggenheim non si sa se dialogheranno più, e la confusione regna sovrana. Qualcuno maligna anche che questa Fondazione sia una ottima maniera per distribuire poltrone allettanti: ne sono previste nello statuto da 5 a 7 per il consiglio di amministrazione della Fondazione, una per il sovrintendente, 3 perii comitato tecnico scientifico e altrettante per il collegio dei revisori. Per un totale di quattordici posti per i quali potrebbero a breve giungere di già i fondi stanziati dal ministero dell'Economia. Cosa dovranno fare questi prescelti, gestori di un fondazione che non ha ancora una sede agibile, linee programmatiche e un organico designato, non è dato capire. Tra le poche certezze in tal senso, una di queste è che le nomine sono di competenza del presidente della Provincia. Ma anche qui si accusa chi ha stilato il documento di una certa superficialità relativa ai requisiti richiesti per ambire a queste cariche. Da qui la proposta che questi futuri candidati ai ruoli guida della Fondazione siano destinati a chi non ricopre già un incarico istituzionale oppure ha rapporti di collaborazione con la Provincia. «Quando si è iniziato a parlare di Guggenheim in città dice Bernardo Mattarella abbiamo proposto di fare un piccolo saggio sulla effettiva possibilità di realizzare delle mostre palermitane. E così abbiamo chiesto di organizzare una esposizione al Loggiato San Bartolomeo, per capire l'interesse del pubblico, le possibilità di fruizione della mostra. Il risultato? Abbiamo ricevuto in risposta un documento in cui i responsabili della Provincia comunicavano che il Loggiato non è lo spazio adatto». Sempre in questo documento, datato 19 aprile 2005, si legge: «Le mostre in collaborazione con la Fondazione Guggenheim non sono state ancora avviate in quanto si è in attesa della definizione degli adeguamenti di Palazzo Sant'Elia». Lo stesso giorno si sopprimeva il capoverso della delibera relativo all'accordo con il Guggenheim. Firmate dallo stesso dirigente.
Guggenheim la parabola di un museo inesistente
La Provincia di Palermo ha deciso di sopprimere il capoverso della delibera relativa all'accordo con la Fondazione Guggenheim, ovvero quello che sanciva il legame con la prestigiosa fondazione internazionale dell'arte. Questo cambiamento riapre dubbi e interrogativi sulla politica sul campo dell'arte. Il presidente della Provincia Francesco Musotto ribatte la sua ferma intenzione di proseguire nel progetto, ma le delibere dimostrano che stanno comunque lavorando, anche se i tempi saranno più lunghi del previsto. La coalizione di centrosinistra ha presentato emendamenti allo statuto della Fondazione Sant'Elia, che sono stati respinti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo