Sono iniziati ieri i lavori per l'orto-giardino Expo in piazza del Duomo. Ma sul progetto si apre il dibattito tra favorevoli e contrari. «E perché non una piscina?», chiede provocatoriamente l'architetto Cini Boeri: «Siamo vittime di protagonismi e improvvisazioni». Difende il bosco l'urbanista Vicenzo Donato: «Si poteva anche osare di più» «E perché non una piscina?». La provocazione, in forma di domanda retorica, completa la riflessione critica di Cini Boeri sul nascente orto-giardino in piazza del Duomo: «Siamo vittime di protagonismi e improvvisazioni attacca . Certe povere idee dovrebbero far ridere: invece qualcuno le prende sul serio. Quel terreno agricolo non è in sintonia con il contesto. Anzi, peggio: ne rovina l'armonia». I contadini hanno iniziato a zappare ieri mattina, cantiere morbido, il tradizionale «verde ornamentale» sul lato di Palazzo Carminati sarà sostituito per diciotto mesi almeno da un orto centrale e da due boschetti di carpini ai lati. Il progetto, promosso dal Comune, è stato ritoccato e autorizzato dalla Soprintendenza in un orizzonte temporaneo definito: «Via libera fino alla chiusura di Expo». Grano, avena, segale, orzo e alcune specie aromatiche «tipiche» del paesaggio lombardo saranno coltivate a cento passi dalla cattedrale, tra il posteggio dei taxi e il monumento equestre a Vittorio Emanuele II. Ha spiegato l'assessore al Verde Chiara Bisconti: «Durante l'anno le piante nei contenitori centrali cambieranno, consentendo di avere fiori e verde in tutte le stagioni. Sarà un orto didattico: un cartello informerà con precisione i cittadini dei contenuti e del significato del nuovo verde di piazza del Duomo». Il concorso d'idee è dell'autunno scorso. Ha vinto la proposta della ditta Nespoli di Carugate in collaborazione con Konica Minolta e lo studio di architettura Lissoni. Gli architetti, appunto. Il dibattito storico-estetico sul vivaio nel centro religioso, civile e identitario della città appassiona e divide professionisti e professori. Cini Boeri, designer di fama internazionale, è sbalordita dalla «leggerezza» usata da Comune e Soprintendenza: «Ormai tutto è possibile, siamo nel regno dell'improvvisazione. Servono controlli più severi». Di opposta opinione è Vicenzo Donato, docente di Urbanistica al Politecnico: «Si poteva osare di più e sfruttare l'occasione per realizzare un bosco ampio, pieno, che producesse un cambiamento deciso». Dibattito aperto.