Continua con profitto la collaborazione scientifica avviata dalla Soprintendenza ai Beni Culturali di Trapani con l'Università La Sapienza di Roma, coordinata dalla dottoressa Rossella Giglio da una parte e dal professor Lorenzo Nigro, dall'altra. Un ulteriore frutto di tale intesa, è, infatti, un intero quartiere di età fenicio-punica venuto alla luce a Mozia con la segnatura di abitazioni, strade e mura perimetrali, grazie a delle prospezioni geofisiche effettuate da un team dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. Si tratta di un complesso sistema di strade, mura, pavimenti, abitazioni, strutture rettilinee e curvilinee di un antico quartiere nascosto sotto i vigneti, le cui immagini sono state messe in risalto da magnetometri e georadar in dotazione al gruppo di ricercatori attivi per la missione archeologica dell'Università, della sovrintendenza e della fondazione Whitaker. Grande la soddisfazione espressa dalla dottoressa Giglio, che sottolinea che queste recenti scoperte emergono da scavi che restano propedeutici a quelli, ulteriori, che verranno effettuati durante l'estate, «perché a Mozia l'attività continua, ininterrotta». «I dati geofisici, raccolti con magnetometri e apparecchiature elettromagnetiche - dice - Domenico Di Mauro, ricercatore dell'Ingv - ci hanno permesso di individuare l'immagine del quartiere urbano presente nell'area a sud-ovest del Tophet, il santuario a cielo aperto dove anticamente venivano praticati sacrifici e sepolture». Mozia, dunque, uno dei più interessanti siti dell'archeologia fenicio-punica, custodisce le vestigia di una delle più fiorenti colonie del Mediterraneo, con una popolazione, al tempo del suo massimo splendore (IV-V secolo a. C.) di circa diecimila abitanti. A Mozia, intanto, la Soprintendenza è al lavoro per la preparazione del nuovo allestimento della statua del Giovinetto, rientrato a casa, nei mesi scorsi, dopo una lunghissima trasferta. A giugno la nuova veste potrebbe essere mostrata al pubblico. La Soprintendenza del Mare, invece, lunedì avvierà una ricerca strumentale subacquea nelle acque dello Stagnone, che sarà coordinata da Stefano Zangara, per identificare la strada punica sommersa, verificare la presenza o meno di moli, banchine, canali naturali o artificiali, identificare relitti navali ed effettuare la stratigraficazione geoarcheologica dei fondali. 01052014