PESARO, 6 MAGGIO 2014 - PENSANDO al futuro, il Comune ha spazzato via una fortificazione militare del '500, con pochi esempi in Europa, per fare posto a un bar di 135 metri quadri costato finora 500mila euro. Che è ancora chiuso, anzi abbandonato eccetto la sera, con gioiosi bivacchi di vandali. Per ripulirlo e affittarlo, servono altri 100mila euro. Che nessuno ha. L'idea folle è partita nel 2003, quando il consiglio comunale ha firmato una delibera che autorizzava la costruzione di un bar. La Soprintendenza diceva che si poteva fare. Il sindaco giustificava l'opera per andare incontro alle esigenze di socialità della popolazione. Così ha benedetto l'occupazione di una «cannoniera» del '500 con dei bagni per il nuovo bar, realizzato in colonne di cemento armato coperte da una vetratura da sala d'aspetto aeroportuale. Eppure quel pezzo di città era stata uno dei primi esempi di parco pubblico in Italia, realizzato tra il 1827 e il 1830 su iniziativa del conte Francesco Cassi. Era stato denominato Orti Giuli per le serre che vi erano nella sommità del bastione, dall'invidiabile esposizione a sud ovest per delle limonaie di pregio. LE COLTURE poggiavano su mura del '500 che caratterizzano uno degli ingressi della città. Sul culmine, spiccava una piccola stazione di rilevazione meteo e sismica. Poi tra il 2006 e il 2008 il Comune decide di far partire i lavori. Non si pone neppure il problema di chiedere cosa ne pensasse la gente sul destino da riservare a quell'esempio militare del Rinascimento che prevedeva, a differenza del passato, il posizionamento dei cannoni all'aria aperta e non più all'interno delle torri, eliminando il problema dei gas che fuoruscivano a ogni colpo. Gli stessi cannoni, ora al museo militare di Torino, potevano essere ricollocati come copie per valorizzare al meglio quella fortificazione voluta da Francesco Maria I della Rovere. Invece si punta tutto sul bar, approvando un progetto esterno. Si stanziano i soldi (fino a 500mila euro), cominciano i lavori, ma dopo un po' anche la gente si accorge di quello che si sta combinando agli Orti Giuli. E COSÌ Alessandro Bettini, consigliere d'opposizione, invia un esposto alla procura parlando di uno scempio di beni storici senza eguali. Il magistrato interviene, sigilla tutto e fa partire il processo contro i tecnici comunali. Rimangono fuori tutti quelli che hanno voluto la frittata. Il 5 agosto 2011 il giudice assolve gli imputati perché il fatto non sussiste. O meglio: sussiste lo scempio, ma erano tutti convinti di fare un capolavoro. Il Comune non ha provato nemmeno a fare un bando di gara per la gestione. Dopo 16 anni di progetti, cemento, processi, non sanno ancora cosa farci.