«Ricostruire le chiese, i palazzi, gli edifici storici di Mirandola colpiti dal sisma del maggio 2012 dov'erano e soprattutto com'erano, non in un altro modo»: parole più o meno simili possono riassumere la domenica del 4 maggio 2014 che ha visto camminare per le vie del paese nel modenese circa 300 persone tra storici dell'arte, architetti, urbanisti e tanti cittadini mirandolesi stessi. Sono entrati in tre chiese terremotate, quelle di San Francesco, del Gesù e il Duomo, tuttora chiuse, ingombre di macerie e aperte per questa manifestazione che ha voluto dire una parola pubblica alle istituzioni e al ministero per i Beni culturali e turismo affinché mantenga il principio del ricostruire fedelmente quanto crollato secondo il motto « dov'era e com'era». Poi si sono ritrovati in piazza per uno gnocco fritto offerto dal Comune e discutere pubblicamente intorno a un palco. Sulla scorta della giornata di un anno fa all'Aquila ancora da ricostruire, l'idea di ripetere l'esperienza nel paesino emiliano, che non è un luogo fantasma ma ha edifici danneggiati ancora chiusi e molti con le macerie, l'hanno avuta Giuseppina Tonet, Maria Pia Guermandi (che sul nostro sito ha il blog Nessundorma e ha twittato: «Grande giornata di passione civile: com'era, dov'era non per attaccamento passatista, ma per fiducia nel futuro»), più Italia Nostra Emilia Romagna e Nicoletta Arbìzzi dell'associazione Nostra Mirandola. Lo storico dell'arte e docente a Napoli Tomaso Montanari se ne è fatto portavoce: «Rinunciare al com'era e dov'era è un errore architettonico, urbanistico, giuridico, storico-artistico. Se nel 1945 si fossero considerate le distruzioni della guerra un'opportunità, oggi vivremmo in città storiche largamente rifatte negli anni cinquanta: e non saremmo più felici», ha commentato dal palco. Intendendo la giornata anche come un atto «di solidarietà verso le soprintendenze italiane» perché tra i 44 punti la riforma della Pubblica Amministrazione appena annunciata da Renzi» prevede «accorpamento delle sovrintendenze e gestione manageriale dei poli museali» quando, secondo Montanari, questi istituti sono «l'unica magistratura che, tra mille difficoltà, cerca di salvare quel che rimane del paesaggio e dell'ambiente italiani». E se Mirandola è sconosciuta alla stragrande maggioranza degli italiani, le sue strade, chiese, dipinti e palazzi ricordano una volta di più come il nostro paese sia fatto d'arte ovunque e che anche abitati di poche migliaia di abitanti vanno salvati e preservati integralmente. Tra i presenti, oltre ai mirandolesi, magari stupiti nel vedere convergere tra le loro amate strade tanta gente da fuori, hanno partecipato Andrea Emiliani ed Elio Garzillo, Massimo Bray, già ministro per i beni culturali nel governo Letta, Carla Di Francesco che, come direttrice dei beni culturali dell'Emilia Romagna (organismo ministeriale), è stata un po' la controparte delle proposte della giornata ma si è presentata comunque per un confronto diretto. Doveva esserci anche Salvatore Settis: assente per un'indisposizione, ha mandato un messaggio.
Manifestazione a Mirandola: Ricostruite monumenti com'erano e dov'erano
La domenica del 4 maggio 2014, circa 300 persone, tra storici dell'arte, architetti, urbanisti e cittadini, hanno visitato le tre chiese terremotate di Mirandola, in Modena, per discutere sulla ricostruzione fedele degli edifici. La manifestazione è stata organizzata da Italia Nostra Emilia Romagna e ha voluto dire una parola pubblica alle istituzioni per mantenere il principio del ricostruire quanto crollato. La giornata è stata anche un'opportunità per discutere sulla riforma della Pubblica Amministrazione e sulla gestione dei poli museali. La manifestazione ha avuto luogo in piazza, dove si è tenuto un incontro e si è mangiato uno gnocco fritto offerto dal Comune.
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