Nei giorni del trionfo del design, a Milano anche l'arte batte un colpo. E che colpo: la riapertura della Pinacoteca del Castello Sforzesco è un momento qualificante della città, che restituisce vita a una presenza forte, importante. Ora le esposizioni permanenti cittadine offrono oltre 200 opere in più, ricche anche di acquisizioni recenti di primissimo livello, come le tele del Canaletto, del Bellotto o la bella Madonna col Bambino del Bambaia. Giustamente autorità e giornali hanno dato grande enfasi alla riapertura. Contemporaneamente è giunto però un segno opposto, con il mancato rinnovo del contratto di Flavio Caroli, responsabile scientifico delle mostre di Palazzo Reale: la città che per anni ha puntato sulle grandi mostre, spesso con eccellenti risultati di pubblico, si priva della collaborazione del maggiore protagonista di quella stagione. I segnali contrastanti non devono sorprendere: l'oscillazione caratterizza tutti i momenti di transizione. Le dimissioni dell'assessore alla Cultura, Salvatore Carrubba, benché annunciate da lunga pezza, hanno bruscamente interrotto un percorso. Per la cultura, l'anno che ci separa dalle elezioni, aggravato anche dal taglio dei fondi, non può che essere di passaggio, senza permettere l'impostazione ai programmi di lungo termine. Per chi ha ambizioni di governo nella Milano di domani, l'anno non può comunque passare invano. Per gli aspiranti sindaci e i loro assessori anche il tema artistico deve rappresentare una priorità, con progetti veri che pianifichino un futuro ben delineato, dove le attività culturali rappresentino una presenza stabile, costante e redditizia: un investimento, non una voce di costo. L'esistenza in città di numerose attrazioni artistiche permanenti (non soltanto i musei noti a tutti come Brera, il Poldi Pezzoli o la rinata Pinacoteca del Castello, ma anche chiese, chiostri, opere meravigliose che arricchiscono la città, a volte tra la nostra generale indifferenza), costituisce un vantaggio non da poco. Spesso in passato è mancata una adeguata valorizzazione, capace di richiamare la curiosità di un pubblico che non manca mai, quando stimolato. Allo scopo, possono senz'altro aiutare la creazione o riproposizione di percorsi culturali mirati. In questo contesto, le mostre possono rappresentare un complemento fondamentale, come avviene in altri capoluoghi lombardi infinitamente meno stuzzicanti, Brescia in testa. A Milano un pubblico c'è già: con la vita economica, la moda o il design, la nostra metropoli attira legioni di visitatori; facciamo in modo che ciascuno di essi, oltre alle tradizionali passeggiate nel quadrilatero, metta in agenda la visita a una mostra, o un salto al Castello o a Brera. Non fosse per altro, facciamolo per i danée, argomento a Milano sempre popolare: per chi ci sa fare, oggi l'arte è anche un modo intelligente di fare profitti.