Modena, 3 maggio 2014 - "Qualunque scelta sia stata fatta, è risultata errata. Come può un cittadino, però, non fidarsi dell'istituzione che è chiamata, per sua stessa natura, a garantire l'attuazione delle norme?". E' quanto si chiedono i titolari dei chioschi sequestrati al Parco della Rimembranza, dopo che nelle motivazioni espresse dal tribunale del Riesame, che ha rigettato il ricorso presentato da Comune e concessionari, non si esclude la reponsabilità degli stessi nell' affaire. "Non è possibile affermare si legge nel documento che gli stessi siano stati quantomeno immuni da negligenza". E ancora: "Detto giudice può rilevare anche il difetto dell'elemento soggettivo del reato, purchè lo stesso emerga a colpo d'occhio". Deduzioni che certo non sono piaciute a chi in quelle baracchine illegali ha investito, accettando ad occhi chiusi il progetto, pur di non perdere la licenza. Sotto scacco in tutti i sensi, insomma. "Dall'apertura del fascicolo abbiamo atteso un tavolo di confronto con il Comune per trovare soluzioni, ma non siamo mai stati chiamati afferma Andrea Galli, consigliere comunale e proprietario di uno dei chioschi sequestrati siamo stati ricevuti solo dietro nostre pressanti richieste e trattati con la sufficienza riservata ai sudditi e non a cittadini che hanno fatto quello che gli è stato imposto. I chioschi del parco in regola con quanto richiesto al 31 dicembre 2013, oggi sono tutti chiusi; sia che abbiano avviato i cantieri (Bobotti, Tosco, Elio, Serafini), sia che abbiano iniziato parzialmente i lavori. L'unica preoccupazione del Comune commenta ancora Galli non è trovare una soluzione, ma è non riconoscere l'errore per paura delle conseguenze civili e penali". Il titolare fa presente poi come l'iter di autorizzazione del progetto sia durato oltre 10 anni, passando tra le mani di Soprintendenza, tecnici incaricati dalle parti e Ministero. "E i gestori degli esercizi, tutti senza competenze specifiche, a cui è stato imposto un progetto senza capacità d'influire, dovevano capire sulla carta che il progetto era sbagliato?", conclude Galli. Dalle motivazioni espresse dal Riesame risulta palese l'impossibilità di considerare le strutture un rifacimento delle preesistenti, essendo palesemente in contrasto con la normativa edilizia dei parchi nei centri storici. Respinte anche le argomentazioni presentate dalle difese, che comparavano i chioschi alla struttura eretta a ridosso del cinema Principe o, addirittura, in altre parti del mondo. "Occorre fare riferimento alla normativa locale dettata per l'area ove gli stessi insistono". Valentina Reggiani