Bronzino, Salviati, Allori e gli altri. Ecco le tre nuove sale di Santa Croce. In attesa che finisca il restauro dell'«Ultima Cena» del grande architetto Il 4 novembre del 2016, giorno del 50 anniversario dell'alluvione di Firenze, anche la grande tela del Vasari, l'Ultima cena, salvata dalle acque solo dopo 36 ore, potrebbe risplendere in Santa Croce. Il recupero dell'opera, da anni oggetto di ricerca e osservazione all'Opificio delle pietre dure, secondo il soprintendente Marco Ciatti è ora plausibile. La speranza è una luce che si avvicina nel giorno in cui si accendono i bagliori sul nuovo percorso espositivo inaugurato ieri nella Basilica, nell'ambito di un protocollo d'intesa tra 42 realtà culturali e museali per la messa in sicurezza delle opere recuperate dall'Opificio delle pietre dure. A queste meraviglie rientrate in Basilica nel 2006, era stato destinato un allestimento temporaneo nel Cenacolo, lasciandole dunque ancora esposte a rischio esondazione qualora si ripetesse l'infausta calamità. È stato un gran giorno ieri a Santa Croce, con le autorità cittadine e i soggetti coinvolti nel progetto «La Via più alta in Santa Croce» a passarsi il testimone nel racconto di una parabola lunga 700 anni, tra dispersioni e danneggiamenti. Parla Stefania Fuscagni, presidente dell'Opera di Santa Croce, poi la soprintendente Cristina Acidini e Giorgio Federici , segretario del Comitato Firenze 2016, cui molto a cuore stanno almeno due progetti: il recupero della grande tela del Vasari e la rivalorizzazione del Museo Archeologico. Intervento atteso quello del Capo della protezione Civile, Franco Gabrielli che sintetizza l'operazione in un «Facciamo prima». «Siamo i fortunati custodi di un patrimonio mondiale dice ma abbiamo l'onere di salvaguardarlo, prevenendo le catastrofi». Fino alle spiegazioni tecniche del soprintendente Marco Ciatti che dà conto della nuova filosofia del restauro, ora meno invasiva. È il momento della visita: Insieme al Crocifisso del Cimabue, icona di Santa Croce e già dal dicembre 2013 collocato nella Sagrestia quasi a dialogare coll'altro Cristo in croce di Taddeo Gaddi, ecco i nuovi arrivati. Nella Cappella del Noviziato, tanti occhi si alzano su opere che se non vittime del fiume, certamente lo furono di epoche oscurantiste. Come la bellissima tela del Bronzino Discesa del Cristo al Limbo sfrattata da Santa Croce nell'800, per l'esuberanza dei corpi nudi sovrastati da diavoli che attentano alle anime. La cappella intitolata ai santi Cosma e Damiano, per quasi un secolo accolse le spoglie di Galileo Galilei. Alla dovuta altezza è qui che ritornano l'Annunciazione (cerchia di Giorgio Vasari)proveniente dalla cappella Bardi di Mangona e la Trinità del Cigoli, fin qui sull'altare Risaliti. Nella parete di fronte, i primi visitatori sono lì ad ammirare la Deposizione di Cristo del Salviati e di Alessandro Allori, due opere già in Basilica, rispettivamente sull'altare Dini e sull'altare Zanchini. Il nuovo percorso ingloba la Sala del pozzo con opere del XV secolo e soprattutto il Corridoio di sagrestia ( o del Noviziato), ambiente suggestivo inondato da una luce che trapassa tre grandi trifore. È qui che tornano, dopo un lungo intervento di restauro e finalmente in sicurezza, la Madonna in trono di Paolo Schiavo, l'Incoronazione della Vergine e la Madonna col bambino di Lorenzo di Niccolò e il San Giovanni Battista di Spinello Aretino.