Giovanni Cicognetti: un boomerang per i Comuni fare cassa con il mattone È possibile rispettare il territorio senza imbrigliare l'economia? L'Auditorium del Santuario del Carmine di San Felice del Benaco ha ospitato, giorni fa, un convegno con diversi esperti. Tra questi, l'architetto salodiano Giovanni Cicognetti, urbanista che da decenni monitora il territorio gardesano. Consumo del suolo, ambiente ed economia. Come coniugarli? «Di fatto si tratta di un tema a tre voci, considerando che proprio sul fronte economico, quello immediatamente più percepibile, il consumo del suolo produce una situazione insostenibile per i bilanci dei Comuni. Bisogna privilegiare il recupero rispetto al consumo». Un esempio concreto? «Le edificazioni sulle aree rese tali in modo spesso disinvolto sono avvenute con tecniche di bassa qualità, perché rispondenti a motivazioni finanziarie, cioè speculative. Intervenire sull'esistente significa invece poter contare su una qualità edilizia molto più elevata. La crescita edilizia è stata speculare alla crescita di una bassa qualità imprenditoriale, vale a dire una bassa qualità delle maestranze, senza parlare del loro sfruttamento. Con la trasformazione dell'edilizia da processo collettivo di creazione ad assemblaggio di componenti vedi gli interni in cartongesso la situazione è ulteriormente peggiorata». Fino a quando i Comuni potranno continuare a consumare suolo per fare cassa? «Fino a quando ci si renderà conto che la resa immediata è un boomerang: una volta incassati i soldi, devi spenderne di più per le urbanizzazioni». C'è proporzione fra crescita demografica e consumo del suolo? «L'estensione del costruito va ben oltre il reale bisogno di case in relazione con la crescita demografica. Il vero indicatore di crescita di un paese è il suo centro storico. Prendiamo un paese come Salò e vediamo di quanto è cresciuto il suo centro, considerando che è sostanzialmente rimasto immutato fino al dopoguerra. C'è una foto aerea fatta dagli americani nel 1945 che svela il cuore romano di Orzinuovi. Comuni con crescita demografica negativa fino al 50 per cento hanno moltiplicato di ben quattro volte il nucleo originario. Diminuiti gli abitanti e quindi le attività commerciali, è aumentato il costruito: come è possibile? La risposta è di carattere finanziario non demografico». In che misura questo consumo di suolo ha avuto conseguenze sulle infrastrutture? «Il Comune di Castenedolo ha un centro storico attorno all'8 della superficie costruita. Com'è possibile? Questo modo sconsiderato di consumare il suolo è iniziato negli anni Settanta. Oggi, tutto quel sistema infrastrutturale è da sistemare. Ho analizzato il patrimonio edilizio di alcuni comuni in rapporto ai metri quadrati di strada asfaltata, catalogando le strade primarie e quelle di quartiere e considerando che le prime hanno un ritmo di riasfaltatura decennale. Orbene, un paese come Roè Volciano, con quattrocentomila metri quadrati di superficie stradale asfaltata, esclusi i parcheggi, nel 2009 aveva a bilancio per la manutenzione ordinaria 40 mila euro». Questo nell'ordinario, poi c'è lo straordinario, come il terremoto. «Sappiamo che questa è una zona sismica. Nonostante ciò, non solo sono pochissime le strutture a norma, ma non c'è nemmeno una stima dei costi per mettere a norma le scuole. Ho analizzato una decina di comuni con cifre milioni e milioni di euro esorbitanti solo per la manutenzione. Una lottizzazione produce una gestione annuale non inferiore ai 6 mila euro l'anno. Il consumo di suolo è una scelta irreversibile e il costruito poi necessiterà di manutenzione». Rispetto ai «catastrofici» anni Settanta, cosa è cambiato? «Nulla. Si è continuato a costruire ex novo piuttosto che intervenire sull'esistente, col risultato di creare fatiscenze future». Qual è stata la causa maggiore di questa fatiscenza? «Un'edilizia povera, di materiali e di idee. Oggi questa edilizia dev'essere bandita». Quanto può influire l'attenzione al risparmio energetico? «Una casa in classe A, dal punto di vista del sistema è irrilevante. Due centimetri di isolante su un condominio è un beneficio per tutto l'ambiente». Quale potrebbe essere un incentivo per intervenire sull'esistente? «Considerare che se si interviene sul già costruito non si avranno i costi legati alle necessarie forniture, senza parlare delle implicazioni ambientali». Come ha influito la crisi? «Ha interrotto un andazzo sconsiderato, riconducendo a una filosofia in linea coi bisogni reali. La deviazione da questa filosofia che durava da millenni è arrivata con la tesaurizzazione del mattone: la casa come rendita finanziaria. Sono convinto che se l'economia ripartisse ora, ripartirebbe un'edilizia arrembante, per questo dobbiamo intervenire mettendo al centro la sostenibilità. Dobbiamo fare barriera contro il consumo di suolo. E questo non sarebbe un atteggiamento virtuoso, ma semplicemente necessario. Cosa faremo dell'invenduto? Delle costruzioni rimaste a metà? In Spagna sono iniziate le demolizioni. Credo che non ci sia via d'uscita nemmeno da noi». Cosa si augura? «Il ritorno alla qualità costruttiva, che un tempo era enormemente superiore, perché non disponeva di quell'energia utilizzata come compensazione. I caloriferi hanno fatto sottilette delle pareti. La disponibilità del calore a comando ha generato un pensiero distorto, funzionale solo al '900, incurante del futuro, delle generazioni successive. L'atteggiamento predatorio non è stato solo nei confronti del suolo, ma di ogni risorsa, in un circolo vizioso perverso che dobbiamo spezzare».
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Giovanni Cicognetti, architetto e urbanista, ha sottolineato l'importanza di rispettare il territorio senza consumare suolo per fare cassa. Il consumo del suolo produce una situazione insostenibile per i bilanci dei Comuni e bisogna privilegiare il recupero rispetto al consumo. Un esempio concreto è la trasformazione dell'edilizia da processo collettivo di creazione ad assemblaggio di componenti, che ha portato a una bassa qualità imprenditoriale e sfruttamento delle maestranze. Cicognetti ha anche sottolineato che l'estensione del costruito va ben oltre il reale bisogno di case in relazione con la crescita demografica e che il vero indicatore di crescita di un paese è il suo centro storico.
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