Un'ulteriore tappa dello sviluppo culturale cittadino passa attraverso una bigliettazione unica per Civici musei e Museo diocesano, e attraverso una specializzazione dei singoli poli museali. È la tesi di don Giuseppe Fusari, direttore del Diocesano, l'ente culturale di via Gasparo da Salò che l'anno scorso ha superato i 27mila visitatori. Don Fusari: sì a una bigliettazione unica, specializziamo le diverse sedi Il Museo diocesano esce definitivamente dalla nicchia per specialisti e forte dei 27mila visitatori dell'anno scorso si candida a entrare a pieno titolo nella rete museale cittadina. Il diocesano propone alla Loggia una bigliettazione integrata con i Civici musei e getta nel dibattito sulla cultura cittadina una proposta suggestiva: «specializzare» i diversi poli museali, ritagliando per se stesso un focus sull'arte sacra del '600 e '700. L'ente culturale diocesano (presidente Lodovico Camozzi, vice Mauro Salvatore) parla attraverso il suo direttore, don Giuseppe Fusari, 47 anni, che ha appena iniziato il secondo quadriennio alla guida dell'ente di via Gasparo da Salò. Collezioni permanenti, esposizioni temporanee, ospitalità a capolavori di proprietà del Comune, apertura all'arte contemporanea a contenuto latamente «spirituale»: sono queste le linee su cui don Fusari ha collocato le iniziative del diocesano. Direttore, cominciamo dalla «dotazione» propria del museo «Abbiamo aggiornato l'esposizione permanente, che risaliva al 1996, integrando maggiormente i linguaggi, aprendo e integrando le sezioni dei quadri, dei paramenti e delle oreficerie». Quanti sono i pezzi conservati dal museo? «In totale 1.500, tenendo conto che ci sono alcuni fondi particolarmente cospicui. Quello donato da Anselm Roher, tedesco di nascita e gardesano d'adozione, è costituito da 500 chine. Cinquecento sono anche i paramenti sacri, su cui il mio predecessore don Ivo Panteghini aveva competenze e sensibilità spiccate. Un fondo molto importante, su cui stiamo preparando un e-book, è quello di Giuseppe Poisa che ha dato al Museo un centinaio di cartoni di Vittorio Trainini e Oscar Di Prata relativi a statue realizzate dal suo laboratorio». Il museo s'è arricchito anche di depositi di straordinario valore «È così. Oggi sono esposte da noi le ante d'organo del Moretto provenienti da San Pietro in Oliveto e il polittico di Sant'Orsola del Vivarini, entrambi di proprietà del seminario; il calice di Carlo Grossi del santuario di Rezzato, il reliquiario di Santa Maria delle Grazie. Dal 2008 ospitiamo anche 17 grandi tele della Pinacoteca: Foppa, Moretto e Romanino, accanto a uno splendido Romanino da Calvagese e al Cristo su pietra della scuola di Tiziano». Che indirizzo seguite, nelle mostre temporanee? «Da un lato puntiamo all'approfondimento di aspetti dell'arte bresciana: in questo momento è aperta una mostra sul Moretto e autori a lui vicini. C'è poi il filone delle mostre di arte contemporanea in cui riconosciamo contenuti spirituali: prossimamente esporremo opere di Stefano Bombardieri. Anche l'ultima cena di Franca Ghitti, ora esposta a Milano, ci è stata donata e verrà qui. Per l'arte contemporanea utilizziamo, come nel caso delle opere dell'italo-argentino Raul Gabriel, anche la chiesa di San Giuseppe, ma mi piacerebbe poter attrezzare lo spazio del grande solaio realizzato per tutta l'estensione dell'ex refettorio. Infine abbiamo un rapporto di collaborazione con la Fondazione Mazzocchi di Coccaglio, e attualmente stiamo esponendo disegni di Hokusai di loro proprietà». Come si sostiene il museo in tempi di penuria di risorse per la cultura? «Abbiamo un fondo annuo di 100mila euro che proviene dalla Diocesi attraverso una quota dell'8 per mille. E poi ci sono i proventi di donazioni e biglietti». In che modo intenderebbe aumentare l'integrazione del Diocesano nell'offerta culturale della città? «Anzitutto con una bigliettazione unica con i Musei civici: accade già in altre città ed è un modo intelligente per promuovere la città. Ne abbiamo già parlato con il vicesindaco Castelletti, e confido che arriveremo a farlo. E poi, nel lungo periodo, sarebbe interessante specializzare i musei della città su temi o periodi artistici. Non avendo un unico grande museo, una Brera come a Milano, il visitatore sarebbe incoraggiato a compiere un viaggio attraverso temi ed epoche toccando musei diversi: Santa Giulia dalle origini al '500, la pinacoteca con il grande Cinquecento e tutta l'arte profana, il Diocesano con il Sei-settecento sacro di Pittone, Paglia, Marone, Scalvini, Cattane, ecc. con un'apertura sul moderno e sulla spiritualità che pervade l'arte contemporanea».