È finita com'era inevitabile. Il Bigio, ovvero la statua di Arturo Dazzi dedicata all'Era fascista, collocata nel 1932 in piazza Vittoria e abbattuta nel 1945 dagli antifascisti a colpi di esplosivo, è diventata il catalizzatore di tensioni latenti nella maggioranza di centrosinistra che governa la Loggia. E così sull'opportunità di ricollocare il Bigio sul suo piedestallo s'è persino sfiorata la crisi (personale prima che politica) fra il sindaco Emilio Del Bono e la sua vice Laura Castelletti. Sotto traccia vi sono ben altri problemi in giunta ma anche il Bigio è, in sé, questione non banale. Umori personali e biografie politiche fanno sì che parlando del Bigio ogni attore pubblico parli di se stesso: e così il diniego al ritorno del colosso suona, da parte del sindaco, come un'adesione coerente all'interdetto che gli ambienti cattolici (e in particolar modo quelli dell'oratorio della Pace, in cui Del Bono s'è formato) pronunciarono fin dall'inizio sul gagliardo e ignudo emblema del Ventennio; mentre la perorazione vibrante per togliere la statua dai magazzini e riportarla in piazza rappresenta, per Laura Castelletti, uno strappo programmatico alle proprie radici socialiste, le stesse di Guglielmo Ghislandi, il sindaco che avviò il Bigio azzoppato nei magazzini comunali e che si proponeva di venderlo al miglior offerente pur di disfarsene. Ora, se non si rischiasse di scivolare nella pratica del «benaltrismo», verrebbe da dire che ci si attenderebbero polemiche, se del caso vigorose, su «ben altri» problemi cittadini: sociali, economici, demografici, urbanistici. Ma è evidente che temi simili mal si adattano alla polemica lepida e persino divertita innescata dalla statua del Dazzi. Se però a suscitare forti passioni sono le discussioni che toccano spazi pubblici, identità cittadina e apparato monumentale, non sarebbe male cominciare ad allargare il confronto (e le polemiche) su un altro monumento cittadino in cerca di riscatto: il colle Cidneo. La giunta ha deciso di affidare ai prossimi responsabili della Fondazione Brescia Musei il rilancio del castello. Chi sarà scelto troverà sulla scrivania un corposo dossier scientifico ma un dibattito civile monco e incompiuto. Eppure i nodi da sciogliere non mancano: sono rappresentati, essenzialmente, dalle funzioni da collocarvi e prima ancora dall'accessibilità. Non a caso qui si sono sperimentate strade innovative (come il primo tram elettrico cittadino, per l'esposizione del 1904) e si sono elaborati tanti progetti incompiuti (scale mobili, funicolare, ascensore, funivia): vogliamo riflettere e dividerci su queste soluzioni? Il «falcone d'Italia» è stato per secoli carcere o guarnigione d'occupazione, insomma presenza ostile per i bresciani: vogliamo decidere insieme come fare a riconciliarlo con la città? L'ex mastio è anche uno spazio museale ed espositivo incomparabile: pensiamo a un suo utilizzo classico, o si preferisce l'esperimento smart voluto dal vicesindaco a Santa Giulia, con un mix di cultura alta e pratiche salutistiche, reperti romani e affollati pic nic sull'erba? Su questi temi la città potrebbe utilmente litigare, dividersi e ritrovarsi, concedendo un breve periodo di pace al Bigio. E lasciando meno solo chi sarà chiamato a guidare Brescia Musei.
Brescia. Polemiche monumentali
Il Bigio, una statua di Arturo Dazzi dedicata all'Era fascista, è stata collocata nel 1932 in piazza Vittoria e abbattuta nel 1945. Oggi, la sua posizione è ancora oggetto di dibattito, con il sindaco Emilio Del Bono che ha dichiarato di non volerla ricollocare. La statua è stata un punto di contesa per i suoi umori personali e biografie politiche, con alcuni che la vedono come un simbolo del Ventennio e altri come un simbolo della resistenza antifascista. La città di Brescia potrebbe utilmente litigare e dividersi su questo tema, ma anche ritrovarsi se si concentra su altri problemi cittadini.
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