L'abbondanza di iniziative culturali, anche se non tutte dello stesso valore, è sempre un segno positivo. Ma ve ne sono alcune, magari meno segnalate dai media, che vanno oltre il loro contenuto, ci consegnano un pacchetto di conoscenze nuove e arricchiscono in modo permanente il nostro patrimonio culturale. È il caso di una piccola ma significativa mostra archeologica al Museo «Ala Ponzone» di Cremona. La mostra documenta la felice realizzazione sul territorio cremonese di un progetto integrato fra forze diverse (già questo di per sé un valore positivo). Il progetto ha consentito di contemperare le indispensabili necessità di miglioramento dei servizi alle popolazioni interessate con la tutela delle tracce del nostro passato. Due interessi, entrambi legittimi e positivi, che dovrebbero sempre essere non contrapposti ma integrati, unendo, come dice il titolo della mostra, il progresso al passato. Non è un principio che appare spesso tenuto presente. Così l'intervento locale e la mostra che ne è seguita possono essere davvero un esempio da segnalare. Di cosa si tratta? Tra il 2010 e il 2011 venne realizzato nel territorio cremonese un metanodotto Snam da Cremona a Sergnano per una lunghezza di 70 chilometri. Il tracciato, una «pista» larga 30 metri, tagliava obliquamente una zona agricola che sappiamo essere stata popolata già da tempi molto antichi. Un accordo preliminare fra Soprintendenza archeologica della Lombardia e l'ente appaltante ha permesso di procedere alla indagine archeologica preventiva della fascia interessata prima del lavoro per la posa del metanodotto. Gli archeologi hanno pazientemente scavato per diciotto mesi, ricuperando le tracce di più di sessanta siti archeologici dall'età neolitica a quella medioevale. I rinvenimenti (uno per chilometro!) ci hanno restituito le tracce dell'antico popolamento di un territorio, fra Po, Adda e Serio, che ancora oggi è fra i più densamente abitati della pianura padana. Dal paziente scavo nella lunga striscia tracciata nei campi sono venuti non ritrovamenti monumentali ma il ricupero di testimonianze materiali, difficili da riconoscere e ancor più da interpretare e far parlare, ma di grande interesse storico. Cito solo una sepoltura di un guerriero celtico con le sue armi (già celebre è la grande spada con il suo fodero), i resti di insediamenti rurali e di impianti produttivi di età romana. Fra di essi una struttura per la lavorazione dei metalli, che ci indica come l'economia della zona si basasse non solo sull'agricoltura ma anche sulle attività artigianali. Questo vale anche per Milano. In un passato anche recente la necessità di conciliare l'evoluzione della città moderna con la salvaguardia della sua memoria storica ha dato luogo a vicende discusse e travagliate che hanno per lungo tempo diviso la città. Ma anche a Milano non sono mancati gli esempi positivi. Forse pochi ricordano che negli anni 80 del secolo scorso, oggi spesso citati come un «epoca di primati» per Milano, gli scavi in piazza del Duomo per la linea 3 della Metropolitana furono un'entusiasmante occasione di conoscenza del passato della città, dalle sue origini più lontane, e della nascita di quello che è ancora oggi il centro cittadino, la piazza del Duomo. Ciò in conseguenza di un lavoro comune che seppe contemperare le esigenze della tutela e della ricerca con quelle dello sviluppo urbano. Ma anche oggi realizzazioni di grande prestigio e qualità non mancano in una Milano che, malgrado tutto, non dimentica di ritrovare la sua memoria attraverso una indispensabile collaborazione fra forze diverse. Cito solo, ad esempio, quello, recentissimo, del ricuperato e ora visitabile Foro Romano sotto la Biblioteca Ambrosiana. Appena aperto, lunghe code ne hanno documentato il grande interesse da parte del pubblico. In quella dunque che è stata chiamata in queste colonne «la nostalgia del futuro» rientra anche l'attenzione al ricupero della nostra storia. In particolare se si tratta di salvarne, con la necessaria concordia di intenti, le tracce giunte a noi faticosamente dalle vicende dei secoli. Ricordiamoci, non c'è solo Pompei...