«Non solo utile, indispensabile». Il pensiero di Davide Rampello, curatore del Padiglione Zero e del palinsesto eventi di Expo Milano 2015, già presidente della Triennale di Milano e direttore artistico di Florens Biennale, riguardo al progetto di affiancare ai soprintendenti della figure manageriali nella gestione dei beni culturali piano approvato mercoledì dal governo Renzi non lascia ombra di dubbio. «Un manager della cultura deve essere prima di tutto un uomo colto e non solo un uomo erudito spiega Rampello Deve avere sensibilità, intelligenza, deve conoscere esattamente la materia di cui tratta e evidentemente portarne le dovute innovazioni, cambiamenti, migliorie, perché la forza di chi è messo a coprire un posto di tale responsabilità è quella di sapere coniugare le capacità di studiosi specialisti con la capacità gestionale. Il concetto di gestione si deve sposare con la ricerca della reinterpretazione del ruolo e la ricerca dell'innovazione». Il dialogo innanzitutto, con tutte le parti, dai soprintendenti ai tour operator, «perché la cosa più importante che deve saper fare un manager culturale è saper parlare con ognuno dei suoi interlocutori, avere una ottima capacità di convincimento e avere nuove idee». A questo, Rampello aggiunge un altro tassello a suo dire cardinale: «Un cambio di direzione nell'offerta, che ha bisogno di muoversi costantemente nella direzione dell'accoglienza. Non c'è nessuna differenza tra un museo, una casa privata e un aeroporto, tutti hanno bisogno allo stesso modo dell'arte dell'accoglienza. E accogliere vuol dire far sentire chi arriva a proprio agio, mettere chi visita nelle condizioni di fruire i luoghi nella maniera più confortevole possibile». E questo approccio avrebbe una ricaduta ben precisa nella fruizione di un museo. «Un museo non si può visitare, bisogna abitarlo, la visita è una dimensione superficiale. Va a finire che quelli che oggi definiamo visitatori, escono dalle gallerie ubriachi di informazioni senza di fatto aver capito niente, e poi magari si muovono in massa verso un postaccio dove credono di sedersi e mangiare la pappa al pomodoro migliore del mondo». «Un manager pensa anche a questo continua a un'offerta culturale integrata che motivi alla scoperta di meno opere ma in maniera più approfondita, che al posto del bookshop metta una vera libreria, con mille titoli, perché acquistare un libro equivale a vedere una mostra, e poi elimini i coffeeshop e li sostituisca con dei veri ristoranti, puntando sulla qualità. Facendo dialogare mondi complementari come l'arte e l'enogastronomia, il design e la moda. Questo è un gesto colto, questo vuol dire alzare la cultura».
I manager e la cultura. Indispensabile, ai musei serve una nuova rotta
Il pensiero di Davide Rampello, curatore del Padiglione Zero e del palinsesto eventi di Expo Milano 2015, sottolinea l'importanza di un manager culturale che sia sia un uomo colto che un uomo gestionale. Un manager culturale deve avere sensibilità, intelligenza e conoscere la materia, e deve coniugare queste capacità con la capacità gestionale. Il concetto di gestione deve sposarsi con la ricerca dell'innovazione e della reinterpretazione del ruolo del manager culturale. Rampello sottolinea anche l'importanza di un cambio di direzione nell'offerta, che richiede di muoversi costantemente nella direzione dell'accoglienza.
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