Migliaia di turisti in coda. Il solito copione che si ripete ogni qualvolta Firenze trabocca di gente. A questo, poi, bisogna aggiungere che per il Primo Maggio a causa del mancato accordo con i sindacati gli Uffizi hanno tenuto i portoni serrati, come accaduto anche a Capodanno. Molti, per la festa dei lavoratori, hanno preferito ripiegare su altri musei, mentre quelli che si sono potuti permettere una vacanza più lunga ieri erano quasi tutti lì, sotto il loggiato della più importante galleria italiana. Per loro è stata una mattinata da bollino nero. Per accedere alle sale, infatti, i tempi di attesa sfioravano le quattro ore. Il serpentone di gente, verso ora di pranzo, occupava completamente i portici e il piazzale, fino ad arrivare in Lungarno Anna Maria Luisa de' Medici, tanto che bus e taxi si sono visti costretti a suonare insistentemente i clacson per farsi spazio. Approfittando dell'esasperazione delle persone, ecco (ri)entrare in azione i bagarini, che per un ticket «salta coda» chiedono dai 25 ai 35 euro, contro gli 11 di un biglietto normale e i 15 euro per un biglietto «skip the line». Il Corriere Fiorentino aveva sollevato il problema già l'estate scorsa, documentando e denunciando quel «mercato delle vacche» (così era stato definito dai vertici del Polo Museale Fiorentino) che va in scena ogni giorno davanti agli Uffizi e ad altri monumenti della città. Dopo un brevissimo periodo di assenza, i bagarini sono tornati alla carica, più agguerriti che mai. E al «disastro» che quotidianamente si perpetua nel piazzale antistante gli Uffizi, la trasmissione di La 7 Servizio Pubblico, nella puntata di giovedì scorso ha dedicato la copertina. «Il problema è che le prenotazioni che vengono accettate sono superiori al numero di persone che il museo può reggere spiega una dipendente del Mibac a cui viene oscurato il volto Si specula per fare più soldi, e a farne le spese sono i visitatori che devono farsi quattro ore di fila». Poi, ecco i protagonisti del servizio, i bagarini: «Prendo due euro sul biglietto che vendo. È l'agenzia per cui lavoro che fa il prezzo, io non c'entro nulla viene spiegato al cronista Quando devi campare fai tutto, anche le cose che ti fanno cacare. Quelli degli Uffizi sanno che ci sono le agenzie che comprano e rivendono i biglietti». E mentre la conversazione va avanti, si avvicina una donna, probabilmente la titolare di un'agenzia, che in inglese prima inveisce contro la sua dipendente («Imbecille smettila di parlare con questo giornalista, vai via») e poi contro il giornalista Andrea Casadio («Perché ci sta tormentando? Io non sono nessuno, qui nessuno sta facendo niente, si faccia gli affari suoi. Vado a chiamare la polizia, la smetta di rompere...») che cerca inutilmente di denunciare il bagarinaggio ai vigili urbani.
Tutti in coda agli Uffizi, e tornano i bagarini
A Firenze, per il Primo Maggio, i turisti sono stati costretti a attendere per quattro ore per accedere agli Uffizi, a causa del mancato accordo con i sindacati. Molti hanno preferito visitare altri musei, mentre quelli che si sono potuti permettere una vacanza più lunga sono stati quasi tutti presenti sotto il loggiato della galleria. I tempi di attesa sono stati così lunghi che i bus e i taxi si sono visti costretti a suonare i clacson per farsi spazio. I bagarini, che vendono biglietti skip the line, hanno ricominciato a fare affari, carichi di prenotazioni superiori al numero di persone che il museo può reggere.
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