Un'eresia anzi, per chiamarla con l'appellativo che lui stesso ha usato, «un'idiozia». Questo è il giudizio di Salvatore Settis, sull'inserimento di un manager incaricato di amministrare musei come la Galleria degli Uffizi. Settis, una carriera lunghissima da archeologo e storico dell'arte, già direttore della Scuola Normale di Pisa, è stato membro del Consiglio superiore dei Beni culturali, da cui si dimise nel 2009, proprio a causa delle divergenze d'opinione con l'allora ministro ai beni culturali Sandro Bondi, che aveva introdotto la figura del direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale (impersonato dall'ex ad di McDonald's Italia Mario Resca). «Dirigere una fabbrica importante o i musei italiani non è la stessa cosa», dichiarava Settis al Corriere della Sera a fine 2008, poco prima di prendere le distanze dal consiglio superiore dei beni culturali. Oggi, a distanza di quasi sei anni e con un governo diverso, che vede sedere sulla poltrona di ministro Dario Franceschini, ribadisce il concetto (concetto che si era sentito di spiegare con cura nel saggio «Italia spa», edito da Einaudi). «Credo ancora che una diarchia con manager da una parte e soprintendenti o direttori di museo dall'altra crei solo pasticci». E non solo, Settis considera l'operazione addirittura inutile e ben lungi dal modus operandi illuminato che caratterizza alcuni musei stranieri. «Le soprintendenze, come sono organizzate oggi, hanno tutte dei direttori amministrativi che dipendono dal soprintendente, sarebbe un errore inserire un manager da piazzare sopra il soprintendente. E poi basta guardarsi un po' intorno: un esempio su tutti è il Louvre, che è diretto da Jean-Luc Martinez, un archeologo e storico dell'arte specializzato in scultura greca antica, che è allo stesso tempo direttore scientifico e presidente del Cda, una figura nata per unire la direzione scientifica a quella amministrativa. Lo stesso succede al Metropolitan di New York, dove il direttore è anche Ceo, ed è ancora una volta uno storico dell'arte, esperto di arazzi». Ovviamente, non basta essere degli storici dell'arte per essere in grado di tenere le fila di un museo o di una istituzione culturale. «Certo che no, bisogna essere anche degli ottimi amministratori sottolinea Ma pensare di inserire un manager a tutti i costi, equivale a dire che tutti gli storici sono degli inetti e incapaci mentre tutti i manager sono bravi. Continuo a sostenere che questa sia una grande sciocchezza. Lo abbiamo testato anche con mano, quando nel 1996 Walter Veltroni pensò di inserire un city manager per Pompei. Come andò a finire? Un disastro».