Manager sì, manager no. La proposta del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, approvata mercoledì dal Consiglio dei Ministri, divide il mondo della cultura. L'idea è quella di affiancare ai soprintendenti, nella gestione dei poli museali, un manager. «Un bocconiano agli Uffizi», ha sintetizzato un dirigente della soprintendenza fiorentina. La proposta deve ancora passare al vaglio del Capo dello Stato successivamente sarà poi stilata una lista di possibili candidati al ruolo ma già alimenta il dibattito. Da una parte i fautori di una gestione coordinata e più manageriale dei beni culturali, e dall'altra la tradizionale a patto che sia brillante e fattiva guida fatta di soprintendenti e direttori, scelti con cura nelle fila dei migliori storici dell'arte. Basta guardare nemmeno troppo indietro nel tempo per trovare proposte simili che hanno scatenato una lotta senza quartiere tra favorevoli e contrari. In principio fu Walter Veltroni, con il suo super city manager a «capo» di Pompei (era il 1996), ma l'esperimento si concluse con risultati deludenti. Poi è toccato a Sandro Bondi, a capo del ministero della Cultura dal 2008 al 2011 che, appena arrivato nominò Mario Resca all'epoca in Mc Donald's Italia, direttore generale per la valorizzazione del patrimonio culturale. Il clamore fu notevole, e vide combattere in prima linea una serie di personaggi autorevoli, lo storico dell'arte Salvatore Settis in primis, che si schierarono contro l'intervento del nuovo arrivato, bocciando il decreto di riforma del ministero. E stavolta, cosa succederà? Sembra che gli animi stiano già cominciando a surriscaldarsi