Deludente la modifica degli spazi davanti all'edificio liberty di Emesto Basile. La pedana soffoca l'elegante scalinata Basalto, colonnotti di graniglia, catenelle e grandi sfere di ghisa: così è stata semipedonalizzata Paolo Portoghesi «Sarebbe stato meglio utilizzare solo sampietrini e travertino» UNA «pedana» di lastroni grigi di basalto circondata da colonnotti di graniglia, pure grigi, collegati con catene. Il perimetro è limitato da una cordonatura color cemento assai più alta di un normale gradino. Sotto, per lo scolo dell'acqua piovana, piccoli vani rettangolari si replicano ossessivamente intorno a tutta la «pedana». E già s'immagina che ci finiranno dentro cartacce, lattine, cicche di sigarette. Eccola la nuova piazza del Parlamento, come ce l'ha restituita dopo dieci mesi di cantiere il Comune di Roma. Semipedonalizzata, è vero, attorno al palazzo di Ernesto Basile, a ridare fiato a un pezzo monumentale della città. Ma assai poco accogliente, incolore, asettica, anonima. La scelta «minimalista» del Comune - l'intervento era nel piano dell'assessore Morassut per la riqualificazione delle piazze storiche - è stata forse dettata dalla necessità di dar risalto al «colore» e al movimento del Palazzo del Parlamento, bell'esempio di architettura liberty che gioca sui toni del salmone e del bianco. Ma le «invenzioni» degli architetti comunali - cambiate rispetto all'iniziale progetto che avrebbe dovuto comportare una spesa di un milione e trecentomila euro - sono deudenti. . La pedana che dovrebbe servire a creare una sorta di parterre, sotto i due bei lampioni liberty, non invita alla sosta. Perché comunque scorre vicino il traffico, anche se limitato a una sola stretta corsia per i due sensi di marcia. Tutto il pavimento della piazza è stato rialzato per poter ripristinare i sampietrini nella zona riservata ai veicoli. Ma in questo modo si è azzerato lo slancio della candida scalinata del Palazzo del Parlamento. A completare l'opera le nere «palle» di ghisa poggiate all'ingresso della pedana e destinate a dissuadere l'ingresso a qualsiasi veicolo. Verrebbe da chiedere ai responsabili perché hanno modificato il progetto iniziale, che movimentava ii «parterre» inserendovi una corsia per le auto dei parlamentari. E perché le stesse possano ancora parcheggiare nella piazza, seppure dentro l'orrendo recinto di transenne adiacente a via della Missione. Osserva l'architetto e urbanista Paolo Portoghesi: «Sarebbe stato meglio adoperare sampietrini su tutta la piazza, il tipo di pavimentazione più in uso nella Capitale di primo Novecento. Del resto proprio Ernesto Basile, il maggiore architetto "modernista" del Novecento, amava questo materiale: pensi che li usò perfino sul muro di cinta del Villino Vanoni, in via Sicilia. Un altro elemento da non alterare è proprio il rapporto del pavimento con la bianca scalinata. Che andrebbe ora ripulita per recuperare il bianco del travertino. Ecco, il travertino appunto, sarebbe stato l'altro materiale ideale da usare nel restyling della piazza». A dirla fino in fondo, la deludente riuscita dell'operazione-piazza del Parlamento sta nella impossibilità di pedonalizzarla completamente. Di vietare, insomma, il va e vieni delle auto blu degli onorevoli. Ma anche in altri casi la totale pedonalizzazione non ha regalato risultati condivisi da tutti. L'altro ingresso della Camera dei deputati, la seicentesca facciata di Montecitorio si apre su una piazza che non piacque affatto a Vittorio Sgarbi quando, qualche anno fa, fu ridisegnata. L'ira dello storico dell'arte si appuntò soprattutto sul «monte» creato artificialmente a salire verso il portone. Che toglie alla vista di chi viene da piazza Colonna la quinta opposta, con gli eleganti anditi dei negozi a pianoterra. E molti sono ancora adesso d'accordo con Sgarbi. Modificato il progetto presentato due anni fa UN ANNO di tempo per cambiare il progetto di riqualificazione di piazza del Parlamento. Tanto ci è voluto per raddoppiare le corsie riservate alle auto e per la realizzazione del manufatto in pietra con colonnot-ti collegati da catene. Il primo progetto, del novembre 2002, non prevedeva tutto ciò, al contrario si basava su tre punti cardini: il traffico veicolare guidato su un'unica corsia e riservato ai mezzi di trasporto e di soccorso; l'area pedonale ampliata con la realizzazione di una sorta di parterre, mentre la parte impegnata nella sosta si sarebbe trasformata in marciapiede. Parte integrante del parterre, poi, la corsia per l'accesso al parcheggio di via della Missione, riservato alle auto dei parlamentari. La corsia veniva delimitata da elementi a forma di stella e da dissuasori in ghisa. La pavimentazione, inoltre, sarebbe stata realizzata in sampietrini romani, disposti con tessiture diverse a seconda della zona carrabile o pedonale. Ottobre 2003, si cambia: due corsie per le auto, delimitate da un manufatto in pietra sormontato da colon-notti collegati con catena, anche la pavimentazione è diversa: i sampietrini compaiono solo nel basamento intorno al palazzo, mentre i marciapiedi saranno in basalto. Prevista poi un'edicola all'incrocio con via in Lu-cina. I lavori, così trasformati, sarebbero dovuti finire entro marzo.