Sì, non c'è bisogno di essere ambientalisti per riconoscere che la città gode di un primato trascurato, di una eccellenza da godere, di un privilegio raro. Si tratta del verde pubblico: parchi e viali e giardini sorti negli ultimi vent'anni grazie anche alla passione e competenza di chi ha lavorato in questo settore dell'amministrazione cittadina. È vero che le città storiche non sono cresciute nel verde e non hanno lì la loro bellezza e il loro fascino. Ma nell'espansione industriale di una città storica come la nostra il contrappeso del verde è stato determinante per costruire uno spazio urbano dilatato, assorbendo prima i colpi della metamorfosi manifatturiera e sostituendovi poi una identità di quartiere e di rapporto con la città. Per questo valore di identità, nei mesi scorsi, la città in tanti modi aveva manifestato disagio per la inusuale carenza di manutenzione del verde, e per questo il Comune ha teso prontamente l'orecchio e riaperto la borsa per la gestione ordinata dei parchi. All'elenco dei parchi urbani, dei quali il Corriere un mese fa ha costruito un mappa aggiornata per essenze piantumate e funzioni elargite, va aggiunta l'area del Castello che è un parco di pietra e che resta il primo degli itinerari di passeggiata, di «pausa civile», che sono l'«in sé» degli spazi verdi. Con questa ultima indicazione, la costellazione dei parchi bresciani presenta una qualità rara della dimensione urbana e ne fornisce una immagine che è parte importante dell'identità. E che merita perciò una ragionata condivisione, che vuol dire farne un patrimonio conosciuto, un primato di cui essere orgogliosi in un tempo che trova, anche a Brescia, così scarsi spunti di prestigio collettivo. Quanti sanno che il parco della Badia è un itinerario di citazioni poetiche e che il «Tarello» è un orto botanico magistrale e che i giardini di viale dei Mille sono il luogo di incontro, un approdo obbligato delle centinaia di badanti dell'est che lavorano in città e provincia. E dunque serve alla città una politica per il verde che abbia tre ottiche di intervento. La prima va da sé è quella della manutenzione di un patrimonio, di un bene primario. La seconda è quella dell'immagine. Vuol dire «letteratura», e cioè mostre, libri, segnaletica appropriata, didascalie, planimetrie dei luoghi, sottolineatura delle funzioni. Serve, ad esempio, che in ogni casa bresciana una volta all'anno (ecco una buona idea di sponsorizzazione per A2A che in ogni casa entra solo con bollette) venga recapitato un manuale d'uso dei parchi con orari, specificità degli itinerari, specialità delle funzioni e tutte le informazioni utili per usare e godere gli spazi del parco. E serve infine un progetto di futuro, di completamento e di aggiornamento del verde, come la realizzazione di quel parco di San Polo sognato dall'architetto Leonardo Benevolo e dall'avvocato Luigi Bazoli, come il percorso verde attrezzato per collegare la città e il discusso quartiere delle due torri.