Le lamentele intorno alla pedonalizzazione di piazza Castello erano e sono inevitabili. Qualunque scelta implica costi e benefici, persone che ne subiscono effetti da loro ritenuti negativi e persone che applaudono alla decisione presa. È normale, è una delle conseguenze del governare una città o un intero Paese. Ma nel caso della pedonalizzazione di una delle più importanti e belle aree di Milano, si ripetono scene e commenti già visti e ascoltati negli ultimi decenni, a cominciare dalla pedonalizzazione di piazza del Duomo e di corso Vittorio Emanuele; appare quasi incredibile oggi pensare che nel Corso si potesse tranquillamente circolare e parcheggiare l'automobile. È cambiato l'immaginario collettivo, legato alle città, al loro centro storico, alle automobili. Il centro di molte città, grandi e piccole che siano, ha cambiato faccia, e spesso anche anima; oggi in centro si trovano sostanzialmente attività legate alla moda e alla finanza, che hanno sostituito le piccole botteghe del passato. La folle liberalizzazione dei servizi commerciali non può e non potrà che favorire i grandi gruppi che, a volte sotto marchi diversi, controllano fette sempre più larghe delle attività commerciali. È questo che, secondo me, dovrebbe suscitare lamentele, non la pedonalizzazione, che invece va nella direzione opposta, di ricreare cioè quella vivibilità più lenta che la modernità ci ha tolto. Una città più verde, nel senso lato del termine, non può che migliorare la qualità di vita dei propri cittadini; la bilancia tra fanatici dell'auto a tutti i costi e fautori della pedonalizzazione non può che pendere dalla parte di questi ultimi. Non è una questione etica, di educazione ambientale, lungi da me l'orrore dello Stato etico, è una presa di coscienza di un trend che lentamente sta impossessandosi di tutte le città nei Paesi Ocse, dove finalmente ci si rende conto che la ricchezza di una comunità non si misura solo in prodotto interno lordo, e se così fosse le automobili e le autostrade non avrebbero rivali, ma anche in benessere, che ormai, su molti parametri, diverge dal Pil. Piazza Castello senza auto va quindi inserita in questo contesto più ampio, in una politica alta, che guarda a una città più vivibile, e che purtroppo è però vincolata a parametri economici che sono sovrani nel definire i trasferimenti dello Stato. Traducendo, i rapporti legati al debito pubblico e al deficit con il prodotto interno lordo sono indissolubilmente legati all'incremento di scambi monetari; rinunciare a una automobile e andare a piedi migliora la qualità di vita complessiva, fa risparmiare un sacco di soldi al singolo, ma diminuisce il Pil. È una guerra culturale che richiede generazioni, un cambiamento dell'immaginario collettivo, così come è avvenuto tanti anni fa, per le auto in piazza del Duomo. Le guerre si vincono con tante piccole conquiste; anche piazza Castello senza auto è una di queste.
Milano. Un castello per i pedoni
La pedonalizzazione di piazza Castello a Milano è stata oggetto di lamentele. La decisione è stata vista come una scelta che implica costi e benefici, con persone che ne subiscono effetti negativi e altre che la applaudono. La pedonalizzazione è stata preceduta da altre decisioni simili, come la pedonalizzazione di piazza del Duomo e corso Vittorio Emanuele. La città sta cambiando, con il centro storico che è diventato più commerciale e meno centrale. La liberalizzazione dei servizi commerciali ha favorito i grandi gruppi, mentre la pedonalizzazione cerca di ricreare una vivibilità più lenta. Una città più verde è considerata una città più vivibile.
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