PARIGI Claude Picasso, il figlio 66enne del grande artista e di Françoise Gilot, accusa la Francia e il suo ministro della Cultura. Il museo Picasso al numero 5 di rue de Thorigny, nel Marais, è chiuso da cinque anni per ristrutturazione e la data di apertura continua a essere rinviata. «La Francia se ne infischia di mio padre, Pablo Picasso», ha detto Claude (nella foto ) in un'intervista al «Figaro». A suo dire la Francia non ha intenzione di riaprire il museo in giugno, come era stato deciso e come sarebbe possibile. Quel che è più imbarazzante per il governo francese è che Claude Picasso critica l'atteggiamento personale di Aurélie Filippetti, ministro della Cultura. «Dice che non possiamo aprire a giugno perché non ci sono i guardiani e perché il cantiere è in ritardo ma non è vero, i lavori sono terminati alla data prevista, ossia martedì scorso». Lo sfogo di Claude Picasso continua riferendo di un appuntamento annullato all'ultimo momento dal ministro. «Le ho proposto di venire con me a visitare il posto, prima ha detto sì poi ha cancellato l'impegno con uno sms, senza proporre un'altra data. D'altra parte chi può pensare che, da adesso a giugno, non sia possibile trovare dei guardiani? Basterebbe che Filippetti decidesse di reclutarli in tempo. La verità è che non c'è alcuna voglia di aprire il museo. Mi prendono in giro, ho l'impressione che la Francia si prenda gioco di mio padre e anche di me». In effetti, è piuttosto bizzarro che il museo parigino dedicato a uno dei più celebri pittori del mondo sia chiuso da cinque anni. Dopo lo sfogo di Claude Picasso è arrivata la replica del ministero: «Dichiarazioni eccessive ha detto Vincent Berjot, direttore generale al ministero . Vogliamo come lui valorizzare il genio di Picasso, il ministero ha investito 19 milioni di euro (su un totale di 52, ndr ) e sta reclutando 40 persone». Claude Picasso vorrebbe donare al museo documenti di Dora Maar sulla creazione di Guernica e un importante carnet di disegni mai visti prima. Ma bisognerà aspettare l'inaugurazione.