La scoperta di un quartiere fenicio a Mozia testimonia un'attività di ricerca costante in mare e nel sottosuolo IN SICILIA si scava sempre le scoperte sembrano non volersi esaurire. Anzi, come giacimenti rigogliosi fanno riemergere dal fondo di un passato remoto ricche testimonianze, come quella che è appena riemersa nell'Isola di Mozia. Nascosto tra i filari di un vigneto è infatti riapparso un antico quartiere di età fenicio-punica, con le sue mura e le sue strade. «I dati geofisici, raccolti con magnetometri e apparecchiature elettromagnetiche ci hanno permesso di individuare l'immagine del quartiere urbano presente nell'area a sud-ovest del santuario», spiega Domenico Di Mauro, ricercatore dell'Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia), che ha effettuato il ritrovamento in collaborazione con la missione archeologica di Mozia dell'Università Sapienza di Roma, la Sovrintendenza di Trapani e la fondazione Whitaker.Ma i rinvenimenti in Sicilia sono praticamente all'ordine del giorno. Da Himera a Palermo, da Castellammare del Golfo a Cianciana, da Centuripe a Palazzo Acreide o lungo le rotte del Mar Mediterraneo: ecco, allora, una mappa, seppur parziale, dei tanti giacimenti di storia dissepolta. Il giacimento più ricco è quello dei fondali marini dai quali va riaffiorando una storia fatta di battaglie navali e relitti affondati con il bottino di guerra. Le acque raccontano anche dei molti viaggi delle navi che partivano dalle cave romane, trasportando pesanti lastre in marmo, colonne, edicole per l'edificazione di templi o abitazioni. Tante finirono inghiottite dalle onde e sono molti i resti che oggi riaffiorano. Così nelle acque di Torretta Granitola, a Campobello di Mazara, è stata ripescata una stele rettangolare di calcarenite. In essa è raffigurata, entro una nicchia, una figura umana di non facile lettura, perché corrosa dal sale. A effettuare la scoperta, Gianpaolo Mirabile, un operaio appassionato di subacquea che ha segnalato il reperto alla Soprintendenza del Mare. A Capo Boeo (Marsala) è da poco riemersa una porzione di statua in marmo. Un altro ritrovamento fortuito denunciato da Francesco Giardina di Mazara del Vallo. Il busto del II secolo d. C. rappresenta un frammento di corpo femminile. «È infatti visibile un piccolo seno, parte del collo destro da cui affiorano alcuni riccioli: forse è l'Afrodite Pudica afferma Sebastiano Tusa, Soprintendente del mare Si tratterebbe comunque di una copia romana in marmo di un originale greco, presumibilmente attribuibile allo scultore Prassitele». In tutta la Sicilia la Soprintendenza del Mare gestisce 33 siti archeologici subacquei. E ad essere costantemente monitorate sono tutte le coste dell'Isola, dalle acque del Tirreno a quelle ioniche. Da tutta Europa giungono in Sicilia alla ricerca di tesori. A Cianciana (Agrigento) una spedizione archeologica dell'Università tedesca di Gottingen, seguendo le indicazioni di un testo, "Sant'Antonio di Cianciana" scritto da Palo Sanzeri, ex sindaco della cittadina, è riuscita a trovare 200 siti archeologici. Tra i reperti più pregiati venuti alla luce c'è una statuetta bronzea del tipo di Aphrodite Anadyomene. La piccola scultura (alta 5 centimetri e larga 3,30) è monca di alcune parti del corpo. Questo bronzetto che descrive la dea Afrodite nell'atto di detergersi il corpo, è un originale di epoca ellenistica II. secolo a. C. Tutti i ritrovamenti sino ad ora avvenuti rischiano però di rimanere dimenticati nei magazzini. E' infatti mancato il placet della Soprintendenza per rendere fruibile al pubblico il museo archeologico di Cianciana già allestito. Predisposto con bacheche, didascalie, percorso museale grazie al contributo fornito dall'Università di Gottingen non è mai stato aperto. Nel territorio di Centuripe (Enna) risultano circa 22 le aree di interesse archeologico: un immenso patrimonio ancora in buona parte sottoterra. Lì dormono i resti della plurimillenaria Kenturipa, di cui parla Cicerone nelle Verrine. Alcuni scavi presso il rudere "Dogana" sono stati effettuati da Sicilia Antica (Associazione culturale di volontariato), Soprintendenza di Enna, Comune di Centuripe, l'archeologo Giacomo Biondi e i volontari tirocinanti in archeologia, provenienti da tutta la Sicilia. Di questa struttura funeraria a torre del II secolo d. C., chiamata Dogana, di cui è visibile solo il piano superiore, oggi si sta tentando di portare alla luce l'intera sezione della camera sepolcrale. «Indagini di superficie si svolgono in tutto il territorio e nel solo capoluogo siciliano sono stati riscontrati centinaia di siti di interesse archeologico spiega Stefano Vassallo, responsabile della sezione archeologica della Soprintendenza di Palermo Molte scoperte avvengono per caso durante lavori di routine, come il controllo della rete fognaria, gli scavi per le rotaie del tram, la manutenzione di tratti autostradali ». A Palermo, infatti, in Corso dei Mille è stata da poco scoperta una necropoli con tombe e scheletri, di età medioevale-normanna, resti di abitazioni di mille anni fa e persino una porzione dell'antico percorso fuori le mura del centro abitato, quello che attraverso ponte dell'Ammiraglio conduceva a Termini Imerese. Vicino via Maqueda nel cortile interno al complesso conventuale di Sant'Antonino sono emersi pozzi ricavati nella roccia, utensili in ceramica del periodo arabo-normanno, resti di antichi pavimenti con disegni in pietra. Nel centro storico di Castellammare del golfo sono riemerse due fosse granarie risalenti al XIV secolo. Spesso però non ci sono finanziamenti per proseguire gli scavi e dove non interviene la Regione, agiscono illegalmente i tombaroli. Così moltissimi reperti soprattutto gli askos, vasi schiacciati con forme e decorazioni a rilievo, (V secolo. a. C.) si trovano in molti musei del mondo: Parigi, Berlino, Londra, New York. E tante di queste scoperte non esposte né pubblicizzate restano ignote. A Himera le 9.150 tombe rinvenute, durante i lavori del raddoppio ferroviario, si trovano ancora nei venti container riempiti con oltre 8.400 reperti. «È una delle più grandi necropoli mai rinvenuta grazie a un unico scavo spiega ancora Stefano Vassallo Qui abbiamo trovato tutte le tipologie di sepoltura in uso nella Grecia antica e classica. Per esempio nove fosse collettive di soldati morti nelle grandi battaglie combattute nel 480 a. C., quando i Greci sconfissero l'esercito cartaginese, e nel 409 a C. quando i Cartaginesi attaccarono e distrussero definitivamente la città». Un progetto per il nuovo museo a Himera, nel quale rientrerà la necropoli, è già stato finanziato: «Adesso - conclude Vassallo - si aspetta che vada in gara».
la Repubblica
1 Maggio 2014
Le mura e le tombe l'Isola dei tesori che riemerge dagli scavi
VA
Valeria Ferrante
la Repubblica
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Bene culturale
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