Scritte e simboli antagonisti sul Tritone, l'assessore: maleducazione e menefreghismo Scritte sulle panchine in pietra, sui cestini per i rifiuti e, soprattutto, sulla Fontana del Tritone: piazza Dante porta i segni del passaggio dei vandali che non hanno risparmiato nemmeno uno dei monumenti più antichi della zona del Sentierone. Restaurata solo tre anni fa, la fontana era tornata ai colori naturali ed era stata risparmiata da pennarelli e bombolette, almeno fino a questa settimana. Le scritte sono comparse in coincidenza delle celebrazioni per la Liberazione. Nel pomeriggio del 25 aprile in piazza si è ritrovato un gruppo di ragazzi, un centinaio al massimo, che hanno addobbato la rotonda sotto gli alberi con striscioni e bandiere sui quali si poteva leggere «Malpensata antifa» e «No Tav». Sulla fontana oggi si possono leggere messaggi di analoga provenienza politica: «Fascisti, eroina e polizia, uno per uno vi spazzeremo via» (e falce e martello); «Partigiani per sempre»; oltre a un criptico «Il figlio di Prodi è il figliol prodigo». Sul cestino dei rifiuti campeggia invece un grande «Piazza Dante», più cerchio con saetta, simbolo usato dai centri sociali. Dopo il corteo del 25 aprile - e dopo aver manifestato davanti alla Prefettura contro la rievocazione neofascista di Rovetta - gli antagonisti si erano ritrovati a pranzare, bere e ascoltare musica in piazza Dante (mentre il gruppo del Pacì Paciana si era trasferito in via Grumello, nella sede del centro sociale dove ogni anno il 25 aprile si tiene un pranzo). Nel pomeriggio, intorno alla fontana, era andato in scena anche un piccolo show rap, con ragazzi che improvvisavano rime . Se le scritte siano state fatte quel pomeriggio oppure in seguito, sarà difficile da appurare, anche se è certo che fino al giorno della Liberazione la fontana e il resto della piazza godevano di salute migliore. Non risultano denunce né da parte della Polizia locale né da parte della Questura, il pomeriggio in piazza Dante si era chiuso in tranquillità e nessuno si era accorto, fino a ieri, degli imbrattamenti. Nemmeno l'assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli, che tre anni fa aveva orgogliosamente tolto i veli al restauro sul Tritone. «Verificheremo cosa sia successo e quali interventi di ripulitura siano necessari - dice -. Il problema è che si tratta di una pietra molto delicata, che si danneggia facilmente e necessita di prodotti e tecniche particolari». Poi bolla di «vandalismo e menefreghismo» gli autori delle scritte. «È maleducazione, scarso senso civico. Sono atti vandalici per i quali alla fine paga sempre Pantalone», cioè il Comune. Al di là della venatura politica delle scritte a pennarello, resta l'idiozia di un gesto su un monumento poco appariscente ma significativo. La Fontana del Tritone risale alla prima metà del '700, venne costruita insieme all'antica fiera di Bergamo, cioè al complesso di botteghe abbattute negli anni '20 del secolo scorso per fare spazio al nuovo centro piacentiniano. Di fatto la fontana è l'ultima testimonianza della vita precedente di Bergamo bassa. Magari, se un ragazzo lo sapesse, eviterebbe di scriverci sopra con i pennarelli.