VENEZIA Niente di fatto, tutto rinviato. Il Comitatone ieri pomeriggio, a cui non ha partecipato il premier Renzi ma solo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio, è durato meno di un'ora in cui tutti i soggetti hanno presentato la loro posizione, ma non è arrivata la decisione finale sulle grandi navi. Non sono mancate le polemiche tra Orsoni, Costa e Chisso. VENEZIA Il presidente del Porto Paolo Costa lo definisce «l'atto numero "enne" di una bella commedia». Il sindaco Giorgio Orsoni parla invece di «una svolta nell'affrontare il tema delle grandi navi dopo mesi in cui tutto era bloccato nelle segrete stanze del ministero e dell'Autorità portuale». E' vero, la questione è stata portata nella sua sede istituzionale forse più adatta, ma il risultato finale è che è stato tutto rinviato ancora. Entro il 15 maggio il ministero alle Infrastrutture convocherà una riunione tecnica in cui saranno valutate le vie alternative per arrivare rigorosamente alla Marittima (con l'incognita Marghera) ed entro fine mese un nuovo Comitatone (questo sì decisorio) metterà il timbro finale sulla nuova «strada» che dovranno seguire le crociere per arrivare a Venezia, da sottoporre al parere di Via. Il Comitatone di ieri pomeriggio, a cui non ha partecipato il premier Renzi ma solo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio e due ministri alle Infrastrutture Lupi e all'Ambiente Galletti è durato meno di un'ora in cui tutti i soggetti hanno presentato la loro posizione (dopo un'ampia relazione del magistrato alle Acque) e in cui non sono mancate le solite tensione tra Comune e Porto. Il sindaco ha giocato la carta del canale Vittorio Emanuele con la ricalibratura del canale dei Petroli e l'arrivo alla Marittima, dopo però aver rilanciato la proposta del nuovo terminal a Marghera: «L'ipotesi è tornata in pista precisa Orsoni al termine dell'incontro Ho detto che non si devono scavare nuovi canali, quelli esistenti sono già sufficienti». L'Autorità portuale ha riproposto il Contorta-Sant'Angelo come unica soluzione che permette anche il recupero morfologico della laguna centrale: «Bisogna trovare una via alternativa e realizzarla obbligatoriamente entro il 2016 e consentire lo sviluppo della portualità commerciale in maniera sostenibile con la realizzazione del porto offshore». La Regione ha ribadito la centralità dell'attuale stazione («La nostra posizione è far uscire le grandi navi dalla Giudecca e San Marco e scavare il canale Contorta sempre verso la Marittima», ha detto Zaia), il sindaco di Cavallino (Orazio) ha espresso la sua contrarietà al terminal alla bocca di porto, quello di Chioggia (Casson) la volontà della città di ospitare le crociere, mentre Mira (Maniero) ha invitato il governo ad ascoltare maggiormente gli enti locali. Adesso sul tavolo rimangono tre ipotesi: il Contorta, il retro Giudecca e il Vittorio Emanuele con la variante delle Tresse per evitare il passaggio su Marghera, che dovranno essere valutati da Infrastrutture e Ambiente nell'incontro tecnico di metà mese. «La politica ha già deciso di estromettere le navi da San Marco, adesso sono i tecnici a dover individuare la soluzione migliore interviene l'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso Il sindaco sta cercando di uscire da un vicolo cieco dove è finito per manie di grandezza che rischiano di costare caro a tutti i cittadini: sembra quasi Napoleone ai tempi della Serenissima, speriamo che non faccia gli stessi danni». Orsoni dal canto suo ha cercato di uscire dall'isolamento (era l'unico che non voleva la centralità della Marittima) proponendo l'utilizzo del Vittorio Emanuele per arrivare a Venezia, come aveva ipotizzato anche Luigi Brugnaro quando era alla guida di Confindustria, ma i problemi non mancherebbero. A partire dallo scavo che necessita il canale per portarlo alla profondità sufficiente per far transitare le crociere (i fanghi sono tutti inquinati), il bacino di evoluzione per la svolta e la convivenza forzata nel canale dei Petroli tra traffico commerciale e passeggeri. «La commistione non è l'ideale, ma tutto è possibile», sceglie la via diplomatica l'ammiraglio della Capitaneria di porto Tiberio Piattelli. La sensazione diffusa è che è stato scelto di non decidere e di rinviare tutto, seppur con tempi chiari e messi nero su bianco. «L'importante è che si siano stati fissati», dice il vicepresidente della Provincia Mario dalla Tor. «Non era facile una scelta già oggi (ieri, ndr) in assenza di approfondimenti tecnici», si lascia andare il sindaco. Probabile che nelle prossime settimane non mancheranno i sopralluoghi, anche dei ministri competenti, Lupi in testa.