NAPOLI Restituire una funzione sociale ed anche economica ai molti edifici presenti a Napoli, che sono inutilizzati o abbandonati, siano essi di proprietà pubblica, ecclesiastica o privata. E, se necessario, ricorrendo agli espropri. Le due delibere «rivoluzionarie» tanto care al sindaco de Magistris stanno scatenando un mare di reazioni e perplessità. Per molti, infatti, i contenziosi saranno tantissimi e il rischio indennizzi da pagare (da parte del Comune) davvero alto. «I provvedimenti vanno nella direzione di eliminare il degrado presente in alcune zone della città, con particolare riferimento all'area orientale e all'area occidentale, di ridurre i danni all'ambiente, di garantire la sicurezza e l'incolumità pubblica». De Magistris tira però dritto. «Il recupero di tali beni e il loro riutilizzo dice mira a un'ampia riqualificazione urbana, alla creazione di opportunità occupazionali e d'impresa ma anche di attività sociali, culturali, sportive attraverso il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini». Per quanto riguarda i beni già di proprietà del Comune, tra cui i 391 beni del Demanio di cui l'amministrazione ha fatto richiesta, si provvederà all'affidamento attraverso bandi. Oltre questi, al Comune si sta rispolverando una vecchia delibera predisposta ai tempi della Iervolino che fotografava quanti ruderi fossero presenti in città, con migliaia di metri cubi di proprietà privata spesso abbandonati da decenni. Dal canto suo il sindaco come è scritto in delibera smentisce che possano fare richiesta di sanatoria per uso abitativo chi occupa abusivamente immobili comunali, che non rientrano nei beni comuni, è altrettanto vero che la questione che una proprietà privata, seppure abbandonata, possa esser requisita apre una battaglia ideologica fortissima in città. Allo stato, infatti, possono fare richiesta di affidamento solo per «fruizione collettiva» di un bene immobile occupato da cittadini, gruppi, comitati. Anche se si occupa una proprietà privata. In pratica, la vicenda riguarda soprattutto i centri sociali. A Palazzo San Giacomo ostentano però ottimismo. L'attenzione del Comune, che in una prima fase procederà a una mappatura del territorio e al censimento dei beni, si concentrerà su immobili privati destinati ad attività industriali o commerciali non più in uso; su edifici a destinazione abitativa mai completati o abbandonati per incuria o costi di manutenzione; terreni incolti o incoltivabili; orti urbani non più curati. A fondamento dell'apprensione di beni privati da parte dell'amministrazione, l'Osservatorio dei beni comuni istituito dal Comune di Napoli, come spiegato dall'ex giudice costituzionalista Paolo Maddalena, pone degli articoli presenti nella Costituzione secondo cui «la proprietà privata non è garantita come diritto soggettivo assoluto, ma esclusivamente in quanto finalizzata ad assicurare una funzione sociale del bene», consentendo perciò al Comune di acquisire il bene in quanto «bene comune» della città a cui restituire «una funzione social e ed economica» da decidere attraverso «modalità partecipate». Gianni Lettieri, sfidante del sindaco tre anni fa, è durissimo sul via libera della giunta alle delibere sui beni comuni: «Sono sconcertato», dice, «si è toccato il fondo. La giunta che si era presentata come vessillo di legalità arriva addirittura a legittimare le occupazioni abusive degli edifici pubblici. La logica dell'occupazione forzata, dell'arroganza e del non rispetto della legge andrebbe combattuta senza se e senza ma, invece la giunta de Magistris giustifica la presenza di alcuni gruppi che, con prepotenza, si appropriano di strutture pubbliche destinate alla collettività tramite discutibili soluzioni ad hoc. Alla luce di ciò, come devono reagire tutte le associazioni e gli enti che rispettano regole e procedure, che pagano le tasse, e che hanno tutti i requisiti per utilizzare secondo legge quegli spazi?. Con queste politiche la giunta incoraggia chi utilizza la forza ad impadronirsi contro la legge degli immobili pubblici». Per l'imprenditore, presidente di ''Fare Città", «queste delibere si basano su un'interpretazione distorta della Costituzione e ci fanno tornare ai regimi dittatoriali bulgari di 40 anni fa. Secondo l'ordinamento dello Stato la proprietà privata va tutelata e non può avere una funzione antisociale. E non c'è scritto che se non ce l'ha il Comune può acquisire il bene».